Pasqua al Pd

di Stefano Adami

C’è vita nel PD? E se c’è, che tipo di vita è? Alcuni osservatori, in genere simpatizzanti del lontano pianeta PD, sostengono che ci sia vita, eccome. Anzi, che ci sia stato proprio un grande impulso vitale di recente. L’impulso delle primarie che hanno eletto il nuovo segretario. Ed eccolo qui, il nuovo segretario, lo Zingaretto. Il fratello di Montalbano. Che si affanna a mostrare da ogni parte il lato più rassicurante del suo faccione da pizzicarolo. La bonomia apparente. A guardarlo, e soprattutto ad ascoltarlo, sembra che sì, forse un soffio di vita ci sia, ma non c’è sicuramente la grammatica. Con Zingaretti, pare che le lancette piddine vengano rimesse all’indietro. Molti, nel partito, lo volevano. È un male? È un bene? Gli osservatori si interrogano. Zingaretti ha dichiarato, per esempio, che uno dei suoi più ascoltati consiglieri è Massimo d’Alema. Ma come, proprio quel d’Alema che già 10 anni fa era il primo obiettivo rottamatorio di Matteo Renzi? Sì, lui, lui. Lo stesso vecchio Romano Prodi è pubblicamente intervenuto per spiegare che adesso il PD è cambiato. ‘Non è più’ – ha detto Romano Prodi – ‘il partito dei ricchi’. Non sarebbe più il partito della ‘sinistra al caviale’. Ah sì? E dov’è la dimostrazione? Beh, almeno finalmente ammettono che prima lo era. Quale PD era il partito dei ricchi? Il PD di Renzi? In questo momento di interregno, di fatto, però, non si capisce bene di chi sia il partito.
Ma c’è un altro PD. Ben diverso e distante da quello di Zingaretti. È il PD di Matteo Renzi e della sua corte. Proprio poche ore fa uno dei maggiori rappresentanti di quel PD renziano, l’ex ministro Luca Lotti, ha dato una lunga intervista a Repubblica. Intanto per battere un colpo. Per far capire che anche l’altro PD esiste ancora. Lotti torna a strombazzare le fanfare renziane. Per spiegare che quel PD, il PD di Renzi, non ha nulla di cui vergognarsi. Anzi, è orgoglioso dei mitici Mille Giorni di Luminoso Governo del Grande Timoniere Matteo. E poi per indicare i prossimi passi di quel PD. All’indomani della sconfitta del referendum costituzionale che costrinse Renzi, obtorto collo, alle dimissioni, Matteo aveva infatti una mezza intenzione di abbandonare anche il PD. Fondare un altro partito. Un partito tutto suo. Il famoso Partito della Nazione. Di cui tanti già parlavano in giro. Ma non lo fece. I partiti personali hanno bisogno di moltissimi soldi ed energie infinite. E, anche con questi mezzi, il successo e la durata non sono scontati. Berlusconi insegna. Casaleggio e Grillo pure. No, Renzi decise allora di restare nel PD e di provare a riprenderne il controllo. Lo aveva già conquistato facilmente una volta, perché non due?
Luca Lotti, dunque, come Giovanni il Battista, sta annunciando che Messia Renzi è tornato e che presto si ricandiderà addirittura alla Presidenza del Consiglio. Magari cercando, questa volta, di prenderla con regolari elezioni, non attraverso una operazione di palazzo come successe la prima volta con Enrico ‘Stai Sereno’ Letta. Dimenticate la promessa che Renzi fece, di abbandonare la politica se perdeva il referendum costituzionale. Sono parole che vanno al vento. Cose che uno dice così per dire. La predicazione della Buona novella è cominciata. Con l’intervista a Repubblica. Ma dov’è la Boschi/Maria Maddalena? Sta forse aspettando che ci siano maggiori garanzie, per riaffacciarsi anche lei?
Insomma, si profila uno scontro fra le coorti di Zingaretti e Renzi. Sarà uno scontro aperto o sotterraneo? Intanto ci sono le liste per le Europee da fare. Zingaretti deve derenzizzare il partito, e Renzi lo deve dezingarettare. E la stesura delle liste dei candidati alle elezioni europee sarà un primo campo dove si aprirà la lotta. Sarà la Lotta di Pasqua. Lotta sopra o sotto il tavolo. Prepariamoci allo spettacolo.

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