Di Maio seduttore

Di Stefano Adami

Luigi di Maio è il fidanzatino d’Italia. E non da oggi. Da tempo. Approdano infatti a scadenza, sulla stampa italiana specializzata in pettegolezzi o in chiacchiere apparentemente più serie, e in tv, foto personali dello sbarbato di Maio con pulzelle giovani ed avvenenti. Di Maio e la fortunata che si abbracciano. Che si cingono le spalle. Che si guardano profondamente negli occhi, persi nelle cornee l’uno dell’altra. Che corrono per i campi saltellando. Con un cestino tra le dita. Mano della mano. In stile Heidi. Di Maio e la giovane seduti sull’erba (e magari dove il cartello recita ‘vietato calpestare le aiuole’). Fanno il pic nic. Di Maio e la donna angelo che si baciano. Ridono le labbra del di Maio, ridono gli occhioni. Scintillano i dentoni del di Maio. Puntualmente, poi, il don Giovanni della Campania si dichiara molto orgoglioso della sua fidanzata. Della di lei bellezza e del suo cerebro. Che felicità! Finalmente.
Puntualmente, poi, sulle stesse riviste e quotidiani, escono interviste esclusivissime alla giovane fortunata. Domande esclusivissime, esclusive risposte in cui la fortunata pulzella confessa tutta la sua gioia, tutta la sua felicità, tutta la sua eccitazione. Racconta tutto il suo vissuto. Il suo privato. Il suo quotidiano. Stare con di Maio è come andare sull’ottovolante. Come volare. Come andare avanti ad occhi chiusi. Sapendo però che si è guidate da una mano grande, forte e saggia. Si sono aperti, davanti allo sguardo della pulzella, incredibili mondi mai sognati. Inattesi. Pensate. Di Maio ne inventa una nuova ogni volta. È il tipo che ti fa dimenticare il presente. Che ti fa dimenticare tutte le amarezze. Finalmente. Che ti fa ridere. Che ti fa sentire vivo. Che ti stupisce. Anche senza effetti speciali. È il tipo che ti fa sognare. Il tipo che ti fa tornare bambina.
Bravo di Maio. Che sa veramente cosa bisogna mettere in campo per colpire la donna angelo. Mica Dante lo sapeva. Mica Petrarca. Mica Casanova. Macchè. Di Maio lo sa. Bravo di Maio, davvero. Di Maio seduttore. Che sa come far perdere la testa a una donna.
Caro di Maio, anche un’altra donna, forse un po’ più matura della media delle tue fidanzate, ahimè, a suo tempo ti aveva creduto. Era, se non ci sbagliamo, una certa Italia. Ti aveva seguito, a suo tempo. Persa dietro alle tue promesse. Venendoti dietro allo stesso modo in cui, come dice la canzone, un ragazzo segue un aquilone. E poi cos’è successo, caro di Maio? Cosa hai fatto? Tu l’hai forse tradita? Ti sei smarrito dietro ad una ragazza nuova? Forse lei si è resa conto che sei uno sciupafemmine? Oppure, caro di Maio, le hai detto parole che non si sono trasformate in cose? Che non si sono realizzate? E lei, alla fine, lo ha capito?
È possibile, caro di Maio. Riflettici. All’inizio, appena l’hai incontrata, tu hai promesso a quella donna di cambiare tutto. Di migliorare tutto. Di portare l’onestà, la correttezza, il buon funzionamento. Di ogni cosa. Di rendere l’aria respirabile. L’ambiente sano. Quella donna, che non ci era per nulla abituata, che era usa, al contrario, al degrado di ogni cosa, ti ha creduto. E ti ha dato il suo assenso. Ti ha dato se stessa. E poi? Poi tu le hai addirittura detto, caro di Maio, di aver abolito la povertà. Ti ricordi? Una cosa grossa. Le hai detto che la vita sarebbe migliorata. Quasi subito. E molto concretamente. Le hai promesso mari e monti. Le hai promesso di rifare in quattro e quattr’otto ponti. Di rifare la vita. E né i mari né i monti, né i ponti, sono arrivati. E la vita?
Lei era un po’ delusa. Scottata. Tu hai continuato a dire a quella donna, caro di Maio, i soliti versi d’amore, di attesa. ‘Aspetta, aspetta, fidati di me, credi in me… lasciami fare…’. E lei si è fidata, caro di Maio. Ti ha lasciato fare. E cosa è cambiato? Niente.
Ecco perché ora tu te ne vai luminoso e ridente per i campi mano nella mano con un’altra. Con gli occhioni spalancati. La bocca pronta ai baci. Ricominciando anche con questa la cantilena delle vecchie promesse. Fino a quando?

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