La prima immagine di un buco nero nella storia

Sarà la prima fotografia di un buco nero nella storia, anche se in realtà si tratterà di elaborare l’immagine di quel che avviene in prossimità del suo orizzonte degli eventi. Non potremo mai «vedere» un buco nero, visto che rappresenta una deformazione dello Spazio-tempo tale da non permettere nemmeno alla luce di mostrarsi. Il nome di questi «oggetti» cosmici – del resto – non è stato scelto a caso.

Una macchina fotografica virtuale attorno al Mondo

Gli astronomi hanno realizzato quella che è stata definita una «macchina fotografica virtuale», costituita da strumenti radio situati attorno al mondo e puntati verso il buco nero, abbinando strutture già esistenti assieme ad altre di nuova concezione. L’obiettivo è quello di fotografare l’estremo punto oltre il quale non sarebbe più possibile ricevere informazioni.

I dati sono stati raccolti due anni fa, dopo dieci di preparazione, mettendo assieme i segnali raccolti nella banda radio ad alta frequenza e ottenendo quindi una «lente di ingrandimento» che mostrerà il disco dieci volte più grande rispetto alle normali dimensioni dell’orizzonte degli eventi. Sarà come riuscire a fotografare «l’ombra» di un buco nero.

Come sono stati raccolti i dati

L’11 aprile 2017 sono state così immagazzinate 65 ore di dati, inviati poi all’Osservatorio Haystack e al Max Planck Institute per essere elaborati, un’ operazione che poi è stata portata a compimento da quattro team di astronomi, il cui lavoro è stato tenuto in stretto riserbo, anche per non influenzarsi tra loro.

L’immagine sarà divulgata il 10 aprile durante una conferenza stampa organizzata assieme alla National Science Foundation(Nsf) e verrà trasmessa alle 15:00 in diretta streaming in tutto il Mondo.

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Poter dare un’occhiata a quel che succede a distanze così ravvicinate, significherebbe fare notevoli progressi nello studio della relatività generalee degli stessi buchi neri. Non si tratterà di un solo «scatto», il progetto internazionale mira a raggiungere infatti risoluzioni sempre più accurate per «mettere a fuoco» i buchi neri.

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