Processo Libra – Strage dei bambini A Roma i familiari delle vittime del naufragio dell’11 ottobre 2013


Dal 15 al 19 aprile saranno presenti a Roma alcune delle famiglie delle vittime del naufragio cosiddetto Strage dei bambini, avvenuto a circa 50 miglia nautiche a sud dell’isola di Lampedusa. Le famiglie, che oggi vivono tra Germania, Norvegia e Svizzera, chiedono che ci sia un processo affinché venga accertata la responsabilità di chi, dovendo fornire e coordinare i soccorsi tempestivamente chiamati, non si attivò affinché al peschereccio su cui viaggiavano venisse prontamente portato aiuto. Alcune delle famiglie saranno ricevute dal pontefice Francesco I, in udienza privata, per raccontare la loro storia. Le famiglie parteciperanno anche a un incontro pubblico presso l’hub culturale Moby Dick, in via Edgardo Ferrati 3, a Roma. All’incontro saranno presenti, oltre alle famiglie, Andrea Menapace, direttore esecutivo di C.I.L.D. (Coalizione italiana Libertà e Diritti Civili) e Amedeo Ciaccheri, presidente del Municipio VIII di Roma.

IL NAUFRAGIO

La sera del 10 ottobre 2013, dalla città di Zuwara, sulle coste nord occidentali della Libia, parte un peschereccio con a bordo 480 profughi siriani. Fuggono dalla guerra civile, molti di loro vengono da Aleppo. Alle 17.07 del giorno successivo, l’11 ottobre. Il peschereccio si capovolge in un punto del Mediterraneo a circa 50 miglia nautiche a sud di Lampedusa e a 180 miglia nautiche da Malta. Il bilancio della tragedia si conclude con 212 sopravvissuti, 26 cadaveri recuperati, almeno 268 dispersi in mare e mai più ritrovati, 60 dei quali bambini. 

L’inchiesta parte da un esposto alla Procura della Repubblica di Palermo del giornalista Fabrizio Gatti, della redazione del settimanale L’Espresso, che in qualità di inviato della rivista riesce a raccogliere quasi immediatamente le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti. I quali raccontano dettagliatamente quanto avvenuto a bordo, dal momento in cui vengono attaccati da una motovedetta libica che, per fermare il peschereccio, spara numerose raffiche di mitra contro il peschereccio. Oltre a causare diversi feriti, i colpi danneggiano lo scafo, aprendo alcune falle. Da quel momento inizia il dramma delle persone a bordo che, dotate di un telefono satellitare, contattano più volte la Guardia Costiera italiana in qualità di MRCC (Maritime Rescue Coordination Center), che riferisce direttamente al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.

Il coordinamento dei soccorsi subisce molti ritardi, anche a causa del convincimento del IMRCC (Italian Maritime Rescue and Coordination Center) che la competenza non sia italiana ma maltese.

Tali ritardi nel coordinamento, nonostante la presenza nelle vicinanze del peschereccio di diverse imbarcazioni che avrebbero potuto soccorrere in tempo i profughi, hanno fatto sì che al momento del naufragio, che avviene alle 17.07 dell’11 ottobre 2013, non ci siano soccorsi immediati e che molte delle persone a bordo, tra cui 60 bambini, perdano la vita.

UDIENZA DEL 10 GIUGNO 2019 

Dopo le prime indagini delle procure, richieste di archiviazioni respinte e riapertura delle indagini, finalmente il prossimo 10 giugno ci sarà l’udienza preliminare durante la quale il Giudice per l’Udienza Preliminare Bernadette Nicotra deciderà se rinviare a giudizio Licciardi Luca e Manna Leopoldo, il primo imputato per omicidio colposo plurimo ex art. 589 (1° e 3° comma) c.p.e per rifiuto di atti d’ufficio ex art. 328 comma 1 c.p., il secondo solo per omicidio colposo plurimo.
Luca Licciardi era, ai tempi del naufragio, capo sezione delle operazioni correnti della sala operativa CINCNAV (Comando in Capo della squadra navale).
Leopoldo Manna, invece, rivestiva il ruolo di capo del 3° ufficio della centrale operativa del comando generale delle Capitanerie di Porto, indicato in base alla Convenzione di Amburgo sulla S.A.R. (Search and Rescue) come I.M.R.C.C. (Italian Maritime Rescue and Coordination Center).
A loro si contestano condotte che avrebbero portato al fatale ritardo nel soccorso dei profughi. In particolare, dal CINCNAV e dal I.M.R.C.C. sarebbe dovuto partire con più tempestività l’ordine di immediato intervento alla nave della Marina militare Libra, che si trovava, già quattro ore prima del naufragio del peschereccio, a sole 27 miglia marine dal peschereccio in difficoltà. E che sarebbe potuta intervenire prestando un soccorso che avrebbe potuto salvare molte vite.
A oggi la Procura di Roma non si è attivata per chiedere che venissero acquisite altre e fondamentali prove utili alle indagini. Manca tuttora anche l’elenco di alcuni dei sopravvissuti che sbarcarono, dopo il naufragio, a Porto Empedocle. Utile al fine di accertare il legame di parentela e il loro ruolo come familiari delle vittime. Si tratta di un elemento importante, insieme ad altri, affinché si vada avanti col procedimento che accerti eventuali responsabilità in capo a chi doveva intervenire in soccorso del natante con a bordo i profughi siriani. In vista dell’udienza, arriveranno a Roma, il 15 aprile 2019, alcuni rappresentanti delle famiglie siriane sopravvissute al naufragio, che hanno perso i loro familiari e che chiedono di costituirsi parte civile nel processo agli imputati.

FAMIGLIE PROCESSO LIBRA PRESENTI A ROMA

1. Famiglia WAHID. Coniugi Wahid Hasan Yousef e Hashash Manal: curdi siriani di Aleppo, hanno perso quattro figlie, rispettivamente di due, cinque, sette e dieci anni. Il Sig. Wahid faceva il cardiochirurgo ad Aleppo ed ha lavorato come medico anche in Libia, dove ha vissuto con la sua famiglia per un periodo prima della partenza. Attualmente risiedono in Svizzera dove sta provando a riprendere a fare il suo mestiere. La moglie è casalinga e, dopo un periodo di forte depressione in seguito al naufragio, la coppia sta cercando di tornare ad una armonia familiare grazie alla nascita di altri due bambini.

2. Famiglia SULAIMANI:
– Mohamed Sulaimani e sua madre Balkes Abood vivono in Germania come rifugiati politici hanno perso rispettivamente il padre e marito, Abdellrahman Sulaimani ed una sorella/figlia, Misaa Sulaimani, la quale si era imbarcata con la sua famiglia composta dal coniuge e due figli piccoli, Mohamed Kalhed e Rahed, ALHAJ, di otto e sei anni.

– Coniugi Abdulnaser SOLIMANI e ALLAHAM Basema, siriani di Damasco e la loro figlia Amani SOLIMANI (parenti di primo grado dei Sig. Mohamed Sulaimani e Balkes Abood) vivono in Germania come rifugiati politici ed hanno perso una figlia/sorella, Amal SOLIMANI – partita a sua volta con il coniuge Samer ALI e i bambini Mohamed e Janeen ALI di cinque e nove anni, tutti scomparsi nel naufragio – ed un figlio/fratello Ali SOLIMANI, sposato con la Sig. Dowa Atwah, entrambi scomparsi nel naufragio.

3. Famiglia ATWAH:
– Coniugi Atweh ATWAH e Saeidah Alhendi siriani di origine palestinese, vivono in Germania come rifugiati politici hanno perso una figlia, Dowa ATWAH che era partita col marito Ali, SOLIMANI.
– Ahmed ATWEH, nato ad Aleppo ha perso la madre Mariam ATWEH, vive in Germania come rifugiato politico.

4. Famiglia HELLO AJJOURI:
Coniugi HELLO AJJOURI Ahmad e Sabah e il loro figlio minore Sadam, di Aleppo, vivono in Norvegia ed hanno perso il figlio maggiore/fratello Abdul Kader HELLO AJJOURI il quale era partito con la moglie e le due figlie, sopravvissute al naufragio e residenti in Norvegia come rifugiate politiche a loro volta.

5. Famiglia HAZIMA:
Coniugi Refaat HAZIMA e Feryal HAZIMA ed il figlio Anas, siriani di Damasco, vivono in Germania come rifugiati politici, già riconosciuti tali alla partenza dall’UNHCR, hanno perso due figli/fratelli Mohamed e Ahmad HAZIMA rispettivamente di otto ed undici anni.

Hatem Shaaban, siriano di Idlib, vive in Germania con i due figli minori, ed ha perso la moglie, Kafrentouni Farida e due figli, Mohamed e Hasan Shaaban di due e cinque anni, uno dei quali è seppellito in Sicilia, nel cimitero di Mazarino. Sbarcato a Malta con il figlio Haidar, si è riuscito a ricongiungere con l’altro figlio minore superstite, Abdulkarim, che sbarcato a Porto Empedocle, è rimasto in un centro di accoglienza, da solo, per circa un mese.

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