Indagato per corruzione il sottosegretario ai trasporti Armando Siri

Il sottosegretario ai Trasporti della Lega Armando Siri è indagato per corruzione dalla Procura di Roma nell’ambito di un’inchiesta nata a Palermo. Siri, tramite Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia responsabile del programma della Lega sull’Ambiente, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto denaro per modificare un norma da inserire nel Def 2018 che avrebbe favorito l’erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili. Norma mai approvata, però. “Io sono tranquillissimo e non mi dimetto dal governo”. Lo ha detto il sottosegretario Armando Siri arrivando al Senato. Siri assicura di avere il sostegno della Lega: “Ho parlato con Salvini e mi ha detto le stesse cose che ha detto alla stampa”. Con Conte invece “non ho parlato”

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Ma chi é Armando Siri?

Dalla flat tax, al saldo e stralcio, passando per la Tav e Alitalia. Il nome di Armando Siri è comparso in primo piano, in questo anno, ai tavoli principali del governo gialloverde. Senatore leghista e sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, ha spesso travalicato le sue deleghe e varcato il ministero dell’Economia, tanto da far sbottare il viceministro M5s Laura Castelli: “Sono certa che anche al Mit c’è tanto da fare…”. Ma di energia e di eolico – sottolineano dal suo staff, commentando a caldo quanto emerge dall’inchiesta di Palermo – “non si è mai occupato”.
    Genovese trapiantato a Milano, Siri ha 47 anni e una figlia.
    Giornalista di Mediaset e socialista craxiano, si avvicina a Forza Italia prima di scrivere un libro (“L’Italia nuova, l’inizio”) e fondare nel 2010 un suo movimento, il Partito Italia Nuova (Pin). Dal 2014 entra nell’orbita salviniana, diventa consigliere economico oltre che responsabile della scuola di formazione politica della Lega. E’ tra i protagonisti della svolta nazionale del partito fondato da Bossi. Al fianco di Salvini in incontri come quello con Steve Bannon, è considerato l’ideologo della flat tax, con aliquota al 15%. Nel 2018 viene eletto senatore e il suo nome entra subito in lizza per un posto nel governo, ma è osteggiato dal Movimento 5 Stelle perché ha patteggiato una pena per bancarotta fraudolenta riguardo al fallimento della società Mediaitalia. Alla nascita dell’esecutivo, Siri giura da sottosegretario al ministero guidato da Toninelli, con numerose deleghe (ora sospese): dai sistemi informativi e statistici, allo sviluppo del territorio, al sistema delle città. E ancora: riqualificazione urbana, navigazione, aeroporti e trasporto aereo.
    Al ministero siede ai tavoli di Alitalia ed Air Italy, segue la vertenza Enav. Nelle ore del braccio di ferro sulla Tav, si fa promotore della cosiddetta “clausola della dissolvenza” per far partire i bandi. Ma nel governo si fa notare, entrando a volta in contrasto con gli alleati, soprattutto per le proposte sulla flat tax e sulla cosiddetta “pace fiscale”, che entra e esce dalla legge di bilancio in un tira e molla lungo mesi: alla fine Salvini insiste e fa passare la norma, anche se in versione ridotta.

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