“Fausto Coppi l’affollata solitudine del Campione” in scena il 13 maggio

“FAUSTO COPPI. L’AFFOLLATA SOLITUDINE DEL CAMPIONE” DIGIAN LUCA FAVETTO, CON MICHELE MACCAGNO, GIAN LUCA FAVETTO, FABIO BAROVERO, CHE ANDRÀ IN SCENA IN ANTEPRIMA A CASTELLANIA-COPPI, LA CITTÀ NATALE DI FAUSTO COPPI, IL 13 MAGGIO 2019

Lunedì 13 maggio 2019, alle ore21.00, presso Il Borgo di Castellania (Via Coppi 1, Castellania-Coppi/AL), andrà in scena inanteprima il reading “FAUSTO COPPI. L’affollata solitudine del campione” un progetto di Gian Luca Favetto conMichele Maccagno, Gian Luca Favetto, Fabio Barovero, una produzione della Fondazione Circolo dei lettori e del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, dedicata alla città natale di Fausto Coppi.

Date:
13/05/2019 Castellania-Coppi anteprima | 14/05 Novi Ligure, Museo dei campionissimi, lezione aperta alle scuole | 26-27/07 Torino, Teatro Carignano, prima nazionale in occasione di European Master Games |26/11-01/12 Torino, Teatro Gobetti | 
e in collaborazione con Piemonte dal Vivo una tournée in via di definizione in Piemonte.

L’hanno chiamato l’Airone, perché aveva ali al posto delle gambe e, invece di pedalare, volava. L’hanno chiamato il Campionissimo, perché meglio di lui nessuno in sella a una bici. Ma Fausto Coppi era di più, persino più di un Centauro a pedali. Lui, che era un uomo solo in fuga, che era tutt’uno con il suo strumento d’artista, è stato l’Achille e l’Ulisse della bicicletta: il mito, colui che ha riempito di sé quella che viene considerata l’età d’oro del ciclismo sportivo.
Nato il 15 settembre 1919 a Castellania, provincia di Alessandria, dopo aver percorso in gara 119.078 chilometri e trecento metri, vale a dire tre volte il giro completo della Terra, muore a Tortona la mattina del 2 gennaio 1960, di malaria e insipienza medica. Quando non correva, viveva a Novi Ligure.
Da questo orizzonte di pianura e colline, da questo triangolo di Piemonte, Novi Tortona Castellania, è partito alla conquista del mondo. Figlio di contadini, ha preferito non piegare la schiena sulla terra, ma sul manubrio e andarsene en danseuse, agguantando trionfi: 666 corse, 118 vittorie su strada, 84 su pista, 4 titoli italiani, 3 mondiali, 5 Giri d’Italia, 2 Tour de France, 5 Giri di Lombardia, 3 Milano-Sanremo, 1 Parigi-Roubaix, tutto fra il 1937 e il 1959.
Ancora oggi viaggia in forma di leggenda fra ricordo e meraviglia. In quel gran paese che è il Giro, di cui l’Italia a maggio ogni volta ridiventa provincia, lo trovi ancora che pedala, racconta, si lascia raccontare, detta paragoni, fa discutere, propizia fughe, s’invola. E spesso vince.

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Gian Luca Favetto

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