Mattarella al XXV anniversario della fondazione dell’istituto Europeo Oncologico

Desidero rivolgere a tutti un saluto molto cordiale, al Presidente della Regione, al Sindaco, a tutte le autorità, agli amministratori dell’Istituto, al Presidente, al Vicepresidente, all’Amministratore delegato, ai dirigenti e a tutti coloro che vi operano, nelle varie mansioni e nelle varie responsabilità.

La ricorrenza dei venticinque anni dello IEO sottolinea non soltanto l’intuizione della fondazione, ma l’attività che in questo quarto di secolo si è dispiegata con tanti meriti da parte dell’Istituto.

E il pensiero va naturalmente a Umberto Veronesi, alla sua intuizione, all’atto di fondazione insieme a Enrico Cuccia, alla sua guida dell’Istituto per tanto tempo.

Ho avuto il privilegio di stare al governo insieme a Umberto Veronesi, collaborando con molta efficacia e con molta intensità. Era facile trovare punti d’incontro e momenti di collaborazione: la disponibilità che manifestava – che certamente manifestava anche dentro lo IEO – ne ha fatto un punto di riferimento non soltanto per l’Istituto, ma per il suo contributo alla ricerca nel settore della lotta ai tumori.

Il Presidente Fontana e il Sindaco Sala hanno sottolineato, con legittimo e comprensibile orgoglio, il ruolo dell’Istituto inserendolo nel carattere della città e della Regione, sottolineando l’impegno in questo settore e gli impegni per il futuro per quanto riguarda lo IEO, e per quanto riguarda tutto il comparto così fondamentale della cura e della ricerca della sanità.

Non potrebbe essere diversamente per una Regione e una città che sono trainanti nel nostro Paese.

Poc’anzi mi è stata consentita l’opportunità di fare un breve giro di visita nell’Istituto; un giro molto veloce ma sufficiente per avere la conferma – di quello che già sapevo naturalmente – di quanto sia preziosa l’attività che si svolge.

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È stata messa bene in evidenza dal Presidente dell’Istituto la scelta – che si vede anche nei locali come furono concepiti venticinque anni fa – di accoglienza, perché il paziente fosse considerato nella complessità e completezza della sua persona e non soltanto rispetto alla singola patologia che lo affliggeva.

Questa concezione del paziente come persona di cui tener conto complessivamente è non soltanto fondamentale, ma si è fatta strada, per fortuna, – e ancora deve farne molta – nelle strutture sanitarie del nostro Paese.

Qui ciò è intensamente praticato, così come in realtà indica ormai la ricerca con tanta precisione e crescente indicazione, come ciascuna patologia, ciascuna malattia e ciascuna persona sia un caso unico, da considerare nella sua unicità, nella sua particolarità.

Anche per questo è importante quel che è stato detto: l’attitudine dell’Istituto di seguire, dopo l’uscita dall’ospedale, i suoi pazienti per non perdere questo rapporto che è umano prima ancora che di carattere terapeutico.

Questa è un’apertura culturale che sottolinea anche come sia inscindibile – e come qui questo avvenga perfettamente raccolto e praticato- il rapporto tra terapia e ricerca, la vicinanza funzionale – e a quanto ho compreso – anche fisica, di ambienti, di locali, tra chi effettua terapia e chi effettua ricerca. In realtà tutti effettuano insieme terapia e ricerca, non è separato neppure in ciascun operatore l’uno e l’altro aspetto.

E ciò rende completa, moderna, più efficace l’azione nei confronti della condizione di salute del nostro Paese.

Per tutte queste ragioni vorrei ringraziare molto l’Istituto per quel che fa, rivolgere i complimenti e l’apprezzamento per questi venticinque anni e l’augurio con grande fiducia per i prossimi anni.

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