Un Passepartout per l’Europa? Daverio e il Sogno Europeo

Di Stefano Adami

La raffazzonata cultura politica di Philippe Daverio mostra tutte le sue smagliature in questo libro (‘Quattro conversazioni sull’Europa’, Rizzoli) di ben pochi mezzi che il critico d’arte dedica all’Europa. Non basta essere nato qui o là, aver viaggiato su e giù, sapere qualche parola straniera (pronunciata con la erre uvulare) e qualcosa di cocci, croste e palazzi per imbastire un discorso politico-filosofico d’un certo spessore. Bisognerebbe aver letto, oltre ai cataloghi d’arte, anche qualche pensatore. Cosette, intendiamoci, Platone, Aristotele, Kant, Hegel. Nel buttare giù il libro, sicuramente Daverio sarà riandato all’epoca lieve in cui era Assessore alla Cultura per la Lega. Nel tempo in cui Milano non era più né da bere né da annusare. Era sindaco Formentini all’epoca, il più dimenticato e dimenticabile dei sindaci milanesi dal dopoguerra ad oggi.
L’Europa è oggi una questione spinosa e complessa, e lo è anche per un motivo. Perché il passante qualunque intende davvero discettare sull’unione, come l’uomo medio fa ogni giorno in tutti i bar d’Italia. Ma Daverio, a quanto pare, si è anche candidato alle elezioni europee. Certo, un seggio a Bruxelles (con relativo valsente) fa comodo per i discettatori. L’Italia, d’altronde, non ha mai creduto davvero alla UE. Ne è dimostrazione il fatto che a Bruxelles ha sempre mandato seconde scelte e politici sulla via della pensione. Dunque il libretto daveriano è stato scritto per sostenere la candidatura europea dell’esperto di oli su tela.
L’artisteggiante Philippe si presenta con Più Europa, l’imprescindibile formazione di Emma Bonino. Che raccoglie di tutto un po’. E che non sa quanto potrà raccogliere alle consultazioni europee. Ma intanto Daverio si ridipinge piccolo Socrate che conversa (quattro dialoghetti) maieuticamente sulle origini e sul significato dell’Europa oggi. Attenzione. Mettersi i panni di Socrate non è mica facile. Il povero filosofo camminatore ateniese era diseredato come un gatto dell’Acropoli. E gli toccava passare tutto il giorno fuori di casa perché la moglie, Santippe, era una vera Arpia. Perfino il giorno in cui dovette sorbire la cicuta, dato che la moglie lo randellava ancora sui nervi, il povero pensatore dovette implorare i suoi allievi riuniti nella prigione per il tragico evento: ‘Per favore, portatemela via’. Al Socrate storico toccò poi la cicuta. Il Socrate milanese, che ha fatto negli anni varie e diverse apparizioni, colorate e sonore, continua a discettare da queste pagine sulla UE. Inutile. Nonostante i suoi studi universitari, Daverio non è uno Sgarbi, che ci prende anche in cose estranee all’arte. Chissà se riuscirà ad entrare a Bruxelles. Chissà se ha il passepartout. In ogni caso, Daverio, torni davvero ai paschi d’arte. In territorio più noto.

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