La Macchina dei Sogni: tra marionette pisane, serenate siciliane e narrazioni irachene

Come ogni anno, La Macchina dei Sogni ha invitato teatranti, artisti, manianti, burattinai, marionettisti, narratori, e ognuno ha portato con sé uno spettacolo ispirato alla Luna, alla sua fragilità squisitamente femminile, alle innumerevoli leggende ed influenze nei millenni. E, in omaggio all’anniversario dell’allunaggio, ecco sabato sera (20 luglio) “La notte che l’uomo”, curato da Maria Grazia Calandrone per Rai – Radio3. Radio3 ha invitato alcuni tra i maggiori poeti contemporanei ad indirizzare la loro fantasia sul rapporto tra la Terra e la Luna, oppure a raccontare la loro esperienza di quel giorno di cinquant’anni fa. Musiche dei Fratelli Mancuso che le eseguiranno dal vivo. A questo progetto si affianca la serata tra scienza e letteratura “Terra chiama Luna”guidata da Marino Sinibaldi, direttore di Radio3 (domenica 21 luglio, sempre a Palazzo Riso) alla quale parteciperanno l’astronoma Lara Albanese, lo scrittore Ermanno Cavazzoni, Stefano Catucci, docente all’Università La Sapienza e Caterina Greco, archeologa e neodirettrice del Museo archeologico Salinas.

Il festival si apre ufficialmente venerdì (19 luglio) alle 18 con “Soul Wood – Incontro fra cielo e terra con i fili” della pisana Silvia Diomelli: uno spettacolo in miniatura, piccolo piccolo, un tesoro dipinto e vestito, popolato da marionette a filo impegnate in racconti stravaganti, persino in una minuscola sala da bagno… Alle 21 il primo appuntamento con le “Serenate al chiaro di luna”, dichiarazioni all’innamorata ovviamente … sotto l’occhio affettuoso della luna, amica degli amanti. La tradizione sopravvisse fino ai primi anni ’60 del Novecento, poi con l’avvento della tv, venne archiviata e dimenticata: ma l’Associazione delle Antiche serenate notturne di Sciacca, già da quasi 15 anni recupera alcuni dei più bei canti della tradizione siciliana. Alle 21,30, il geniale argentino – ma è anche europeo per destino, francese d’adozione e attualmente abitante in Spagna – Horacio Peralta con le sue “Piccole storie senza parole” del Bululu Theatre: drammi leggeri, inconsistenti, di squisito gusto borgesiano con un occhio all’escandescenza del Goya. Chiude questa prima giornata, alle 22,30, il poeta iracheno (naturalizzato palermitano) Yousef Latif Jaralla con “L’anno della mosca”, la storia di Assla, di racconti disperati, unguenti miracolosi, guaritori immarcescibili. Un mondo a parte che guarda a Samarcanda.

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L’atrio del Museo d’Arte contemporanea accoglierà anche un’opera site specific di Roberta Barraja: un ippogrifo di m8 x m5,50 lavorato in tarlatana (garza di cotone) formato dall’unione di tanti coni, impreziositida tessuti e materiali già carichi di una vita propria, lavorati e intrecciati sul corpo della leggendaria creatura, simbolo di qualcosa impossibile da ottenere.

Particolare attenzione sarà data ad un laboratorio rivolto ai bambini dai 6 ai 10 anni, – questo primo weekend dalle 16 alle 18 – che si propone di avvicinare i piccoli all’espressione creativa attraverso le marionette e il gioco della narrazione. Il laboratorio “C’è vita sulla Luna?” tenuto da Sara Cuticchio, permetterà ai bambini di manipolare creativamente materiali diversi, di acquisire la consapevolezza del proprio “saper fare”, accrescendo in tal senso la propria autostima.

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