La Lega manda in crisi il Governo e salta il Decreto legge sulla scuola

– La Lega manda in crisi il Governo e salta il Decreto legge sulla scuola

Dopo un anno di annunci sul precariato con proposte di legge mai discusse, accordi mai onorati, decreti-legge non risolutivi, c’è un’unica certezza: la Commissione UE multerà il nostro Paese per il continuo abuso dei contratti a termine. Il resto è solo propaganda elettorale, come quando prima delle ultime elezioni politiche si era promesso alle migliaia di maestre col diploma magistrale che sarebbero state tutte salvaguardate, salvo ritrovarle dopo il voto licenziate. Dunque, un anno di annunci e decisioni sbagliate sul precariato.

All’inizio la proposta di legge del Presidente della VII Commissione del Senato faceva ben sperare; presentata a luglio, di un anno fa, avrebbe risolto il problema del precariato, peccato che non l’abbia mai messa ai voti. Poi il decreto legge Dignità che introduce un concorso straordinario nella scuola dell’infanzia e della primaria e rinnova di un anno i contratti al termine delle attività didattiche. La sua utilità è pari al nulla, perché alcune sentenze arrivano e fanno licenziare centinaia di maestre che avevano superato l’anno di prova. Molte altre arriveranno nel prossimo anno quando le aule rimarranno senza insegnante, tanto che lo stesso Pittoni lo scorso mese ha pensato uno straordinario bis. La soluzione, in verità, l’aveva tra le mani: riaprire le GaE che aveva votato per errore, salvo chiedere al Governo di emendare quanto da lui approvato in Senato sempre nel luglio scorso.

Quindi la legge di stabilità che cancella il riservato bis voluto da Renzi, ma che ricompare nell’accordo coi sindacati di Palazzo Chigi della primavera, un accordo che si sarebbe tradotto in un decreto legge che viene approvato, salvo intese, nella prima settimana di agosto e che probabilmente non vedrà ma la luce. Comunque avrebbe risolto poco e niente, perché la soluzione per risolvere il precariato passa dall’adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto, da organici differenziati in base alle esigenze del territorio, dalla stabilizzazione del personale abilitato e anche con 36 mesi di servizio, attraverso le graduatorie d’istituto.

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I contenuti del provvedimento saltato

Sarebbe stato una vera fucina di provvedimenti il decreto scuola approvato martedì scorso dal Consiglio dei ministri con l’insolita modalità del “salvo intese”. La rivista Orizzonte Scuola, ha realizzato una sintesi delle misure previste: si va dall’avvio dei corsi Pas abilitanti al concorso straordinario; dalla trasformazione dei contratti al 30/06 per i diplomati magistrale con riserva, che possono essere licenziati durante l’anno in seguito alle sentenze di merito, all’adeguamento dal normativa antincendio; dalla garanzia del trasporto scolastico a modalità varie di intervento per dirigenti scolastici e tecnici del Miur; dalla proroga graduatorie concorso 2016 agli acquisti funzionali alle attività di ricerca, fino alle risorse destinate agli interventi di sostegno della ricerca. Il “cuore” del provvedimento sono, comunque, le abilitazioni e i concorsi straordinari.

Il commento del presidente Anief

“Il nostro sindacato – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – avrebbe colto l’occasione di emendare il testo del decreto scuola con alcune disposizioni che avrebbero rappresentato una valida risposta alla Commissione europea, che minaccia l’avvio di una procedura di infrazione e salvato da mille problemi in arrivo col nuovo anno scolastico: quello che serve è la riapertura delle GaE, l’attivazione di un doppio canale di reclutamento finalmente allargato alle graduatorie d’istituto, dare la possibilità a tutti i vincitori e idonei di concorso di spostarsi di provincia. Oltre che disposizioni migliorative per i Pas e i concorsi riservati, che però avranno effetto non prima del 2020. Quel che va evitato subito, invece, è ritrovarsi a settembre con le scuole senza un quarto dei docenti, la continuità didattica non rispettata e il record di sempre di supplenze annuali”.

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“Ora, che nessuno, partito politico, sindacato o associazione, faccia l’ennesima propaganda politica sulla pelle dei precari della scuola – conclude Pacifico -. C’è stato un anno di tempo, noi abbiamo avanzato proposte precise, semplici, ragionevoli. Non siamo stati ascoltati. L’Europa ci ha dato ragione, quell’Europa tanto temuta prima del voto elettorale da bloccare uno sciopero generale in primavera che nasceva anche contro i progetti di autonomia differenziata voluti dalla Lega. Adesso chi ha detto tanti no ai precari, ai docenti, agli educatori e al personale Ata della scuola abbia la decenza di tacere e di non chiedere voti o tessere. La storia ne è testimone.”

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