Anief boccia l’accordo sul decreto salva-precari tra Miur e sindacati firmatari di contratto

Sostanzialmente in linea con l’intesa siglata nell’aprile con il precedente esecutivo, non risolve il problema della supplentite della scuola italiana né risponde alla procedura d’infrazione in corso attivata presso la Commissione europea, anzi genera ulteriore contenzioso. “Se nei tavoli tecnici relativi alle misure da inserire nel disegno di legge di stabilità non saranno presenti alcune delle soluzioni proposte dal giovane sindacato al ministro Fioramonti, siamo pronti ad avviare lo stato di agitazione per la proclamazione di uno sciopero generale e di una manifestazione nazionale durante il dibattito parlamentare”, dichiara il suo presidente Marcello Pacifico. “I cinque punti dell’accordo fanno acqua da tutte le parti”, conclude. “Così non si va lontano”.

I punti critici dell’accordo

Saranno banditi un concorso ordinario per la scuola secondaria e uno nuovo straordinario, con l’esclusione del personale della scuola dell’infanzia e della primaria dove rimane pendente il problema del licenziamento delle maestre con diploma magistrale e l’esclusione dal reclutamento del personale abilitato nei corsi di scienze della formazione primaria.
Il concorso straordinario darà il ruolo soltanto ai primi 24 mila che si collocheranno entro tale posizione, a differenza del precedente concorso straordinario che dava accesso a tutti gli idonei alle graduatorie di merito regionali e dell’ultimo concorso ordinario. Questi 24 mila, se supereranno i test selettivi con il voto di 7/10, potranno sostenere l’anno di prova per essere confermati nei ruoli soltanto dopo aver simulato una lezione in aula per l’orale, come se nei quattro anni precedenti non avessero mai insegnato. Tutti gli altri 200 mila aspiranti, invece, anche chi tra loro supererà ii test non sarà ammesso in alcuna graduatoria di merito ma potrà ottenere l’abilitazione dopo un indefinito esame orale, a condizione di pagarsi anche i 24 CFU. Giallo sugli ITP. L’abilitazione serve soltanto per fare i supplenti dalla seconda fascia di graduatoria di istituto e non per entrare nei ruoli e si consegue soltanto se si ha un casuale contratto in corso al 30 giugno. È evidente come l’irragionevolezza, l’arbitrarietà e la disparità di trattamento potranno essere considerati dei buoni motivi per scatenare l’ennesima battaglia giudiziaria nei tribunali senza contare il contenzioso di chi potrebbe essere escluso se ha prestato i 36 mesi di servizio nel sistema nazionale di istruzione o ancora per soli 24 mesi come recentemente aveva richiesto la novella del decreto dignità. Che dire poi del numero di 24 mila assunzione totalmente avulso dalla realtà attuale che vede 50 mila posti in organico di diritto al netto dei prossimi 30 mila posti del turn over.
Si potranno inserire in coda, e non a pettine in altra provincia per i ruoli, coloro che sono nelle Gae, GM, GMRE per le prossime immissioni in ruolo del 2020, unica richiesta sensata al netto dei profili di legittimità relativi all’inserimento a pettine espressi dalla Consulta nel 2011, ma non risolutiva dei problemi del precariato e comunque scollegato da incentivi per l’assunzione in provincia, regione diversa o piani straordinari di rientro. Tale previsione avrebbe dovuto essere accompagnata dell’estensione del doppio canale di reclutamento a graduatorie di istituto provinciali e alla trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto su tutti i posti vacanti.
Si propone un concorso riservato per Dsga sul 20% dei posti liberi dai futuri pensionamenti (neanche 100 posti) nei limiti dettati dal d.lgs. 75/17 richiamato, per assistenti amministrativi (mancano i tecnici) e facenti funzioni in sub ordine alla graduatoria dell’attuale concorso per la quale sono pendenti ricorsi proprio di Anief per attuare tale ipotesi. Sarebbe bastato non costituirsi in giudizio nel contenzioso pendente.
Nessuna stabilizzazione è prevista per i 40 mila collaboratori scolastici e personale Ata a differenza dei 12 mila lavoratori delle cooperative private che saranno stabilizzati dal 1° gennaio 2020.

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Per quanto riguarda le altre intese raggiunte, si rimanda a un successivo confronto per percorsi di formazione ordinari slegati ancora una volta dal reclutamento e che saranno inseriti in un disegno di legge collegato alla legge di stabilità, come vent’anni fa quando si avviarono le Scuole di specializzazione per definire successivamente la loro utilità ai fini del reclutamento. Inoltre, si prevedono tavoli tecnici presso i relativi Dipartimenti e le Direzioni generali di approfondimento di norme che potrebbero essere inserite nella legge di stabilità, su processi di semplificazione dell’amministrazione scolastica e relativi al personale docente e ata e altri tavoli presso l’Ufficio di Gabinetto relativi all’applicazione delle sentenze sui diplomati magistrali e sul rinnovo del contratto. Tavoli a cui Anief ha da sempre mostrato la disponibilità a partecipare per spiegare l’opportunità, la necessità e la praticabilità delle soluzioni riassunte al Ministro Fioramonti sulle proposte relative al decreto salva-scuola.

Il commento del presidente Pacifico

“Spiace costatare – dichiara il presidente nazionale di Anief, Marcello Pacifico – come, nonostante le rassicurazioni ricevute, il nostro sindacato, che ha in corso il riconoscimento della rappresentatività ottenuta e da un anno e mezzo non riesce a godere delle sue prerogative sindacali previste dalla Costituzione per via di un iter burocratico che sta violando le più elementari regole democratiche, sia stato tenuto all’oscuro di questa intesa. Intesa che, peraltro, non risolve un bel niente, anzi alimenterà il conflitto nelle aule dei tribunali. A questo punto, come abbiamo manifestato e scioperato in primavera, se nel corso del mese prenderemo atto della continua assenza di risposte adeguate ai problemi posti, siamo pronti nuovamente a scendere in piazza almeno per far ascoltare la voce di chi lavora nelle scuole dai parlamentari che saranno chiamati a convertire in legge i provvedimenti del governo”.

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