Il boom degli affitti brevi disgrega le città e alza i canoni

Affitti turistici, 24mila registrazioni nel sito della Regione Toscana. Il Sunia: “Un primo passo positivo per avere più informazioni ma è una goccia nell’oceano. Il boom degli affitti brevi disgrega le città e alza i canoni, si definisca una soglia per stabilire quando la locazione è attività d’impresa”

Firenze, 8-10-2019 – In Toscana dal primo marzo 2019 chi affitta a fini turistici una porzione o un immobile intero deve darne comunicazione, entro 30 giorni: questo è l’adempimento richiesto ai proprietari di immobili, cui viene assegnato un codice identificativo e il mancato rispetto comporta una sanzione che va dai 250 ai 1500 euro. Ad oggi è l’unico provvedimento preso per tentare di governare il fenomeno degli affitti brevi per turisti, una tra le realtà più difficili e problematiche da arginare, per evitare il soffocamento delle città d’arte. Oggi la Regione Toscana ha pubblicato i dati: i posti letto disponibili al 1° ottobre 2019 nei 24.493 appartamenti registrati sono ben 114.723, con una media di 4,68 posti letto. Gli uffici regionali hanno elaborato una tabella completa dei dati divisa in base ai 28 Ambiti turistici territoriali istituiti con il Testo Unico del Turismo. Suddivisi per macro aree vediamo che negli Ambiti delle città d’arte (Arezzo, Area pratese, Firenze e dintorni, Piana di Lucca, Terre di Pisa, Terre di Siena) le registrazioni sono 10.535 per un totale di 47.359 posti letto.

“Lo strumento rende possibile alle amministrazioni di avere delle informazioni su un questo settore così importante, è un primo passo positivo ma si tratta di una goccia nell’oceano delle possibili iniziative per far fronte ad un problema enorme”, è il parere del Sunia Toscana. Il torto degli affitti brevi è quello di aver ridotto l’offerta disponibile di alloggi, disgregando il tessuto sociale e culturale delle città, spingendo i canoni d’affitto troppo in alto. A Firenze un appartamento su quattro è adibito ad affitto breve, con una crescita del 60% dal 2015: Firenze ha la maggior concentrazione di affitti brevi, più di Roma e Venezia. Provocando l’esodo dei fiorentini verso le periferie: infatti sarebbero mille all’anno i residenti fiorentini che lasciano il centro cittadino, sfrattati dai proprietari in cerca di soluzioni più redditizie.

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“Sarebbe necessario che, a livello centrale, il Governo intervenisse su alcuni aspetti, per definire la soglia oltre la quale si svolga attività imprenditoriale in caso di locazione turistica e per poter quindi equiparare ogni attività di impresa alla stesse regole. Ma sarebbe anche opportuno anche dare maggiori poteri ai sindaci per poter governare alcuni aspetti legati a questi fenomeni”, dice Laura Grandi, segretaria generale di Sunia Toscana. La locazione su Airbnb si è diffusa tanto rapidamente da causare in pochi anni un terremoto nella vita delle città, scacciando dalle loro abitazioni migliaia di residenti e di lavoratori, che non trovano più appartamenti destinati all’uso abitativo regolare. La massa dei turisti mordi e fuggi ha anche trasformato l’economia dei quartieri secondo le sue esigenze, come accaduto a Firenze, Pisa, Siena, Lucca. Secondo i dati raccolti da Sunia e Cgil, a Firenze tra ottobre 2017 e giugno 2019 quasi 700 persone sono state sfrattate per lasciare spazio ad affitti a breve termine e Airbnb. “In Toscana l’industria del turismo – conclude Laura Grandi – si sta impossessando delle strade, delle piazze e soprattutto delle case, cambiando il volto delle nostre città storiche e stravolgendone il tessuto sociale. Bisogna continuare ad investire nelle politiche abitative, perché la casa diventi diritto di tutti, soprattutto per i più deboli, e non sia solo fonte di profitto per pochi”.

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