Processo agli indipendentisti catalani. Antigone e CILD: “Una sentenza con pene spropositate”

Processo agli indipendentisti catalani. Antigone e CILD: “Una sentenza con pene spropositate”

“Antigone e la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili sono sconcertate per la sentenza della Corte suprema spagnola che condanna ad oltre 100 anni di carcere gli esponenti della politica e della società civile catalana, sotto processo per il referendum indipendentista del primo ottobre 2017”. A dirlo sono Patrizio Gonnella (Presidente di Antigone) e Arturo Salerni (Presidente di CILD).

Entrambe le associazioni hanno fatto parte dell’International Trial Watch, osservatorio indipendente di monitoraggio del processo, partecipando ad alcune delle udienze tenutesi presso il Tribunal Supremo di Madrid.

“Durante la nostra osservazione – proseguono Gonnella e Salerni – avevamo segnalato alcuni elementi di rilievo che potevano inficiare un giudizio equilibrato: l’uso della custodia cautelare laddove non ci fossero pericoli di fuga o di inquinamento delle prove; il fatto che il processo si tenesse direttamente presso la Corte suprema, togliendo agli imputati la possibilità di ricorrere in appello; che un partito di estrema destra quale Vox fosse stato ammesso come accusa al fianco della Fiscalia General (il Pubblico ministero); che il diritto penale in alcuni casi sembrava essere usato come strumento politico per reprimere le richieste (su cui si può essere o meno d’accordo) di indipendenza da parte della Catalogna”.

“La sentenza di oggi – sottolineano Antigone e CILD – sembra confermare proprio questo utilizzo del diritto penale con pene spropositate rispetto ai fatti. Condanne che superano il decennio di carcere per quasi tutti gli imputati, sembrerebbero dimostrare violenze e spargimenti di sangue mentre nulla di tutto questo è accaduto. Riteniamo infine – concludono i due presidenti – che la sentenza spagnola riguardi più in generale tutta l’Europa, poiché segna una importante (e preoccupante) linea di demarcazione per il diritto di opinione. Infine particolare sconcerto c’è per la condanna di esponenti della società civile responsabili di avere semplicemente organizzato manifestazioni, durante le quali non ci furono azioni di violenza”.

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