La legge di Bilancio porterà alla scuola pochi soldi e tagli alle supplenze

– La legge di Bilancio porterà alla scuola pochi soldi e tagli alle supplenze

“Sulla scuola ci aspettavamo un impegno vero, non i soli annunci vuoti di contenuti: dopo il deludente decreto ‘salva precari bis’, contro il quale l’Anief ha proclamato lo sciopero nazionale per il prossimo 12 novembre e chiesto agli altri sindacati di unirsi alla protesta e al sit-in davanti al Parlamento, adesso spunta una manovra che dà al settore davvero poco, producendo pure tagli ad un settore, quello del precariato, che negli ultimi anni è cresciuto in modo esponenziale e non si andrà di certo ad abbattere con i pochi posti messi a bando attraverso i prossimi concorsi ordinari e riservati”: lo dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, lamentando le disposizione che il Governo ha deciso per il settore dell’Istruzione e che nei prossimi giorni saranno al vaglio del Parlamento per l’approvazione finale.

LE OPERAZIONI PRO-SCUOLA

La manovra di Bilancio di fine anno si rivela per la scuola davvero poco proficua: in base alle ultime notizie, vengono stanziati appena 11 milioni in più per il “potenziamento della qualificazione dei docenti in materia d’inclusione scolastica” e la miseria di 2 milioni in più per “l’innovazione digitale nella didattica”. Poi ci sono 15 milioni nel 2020 e 20, a partire dal 2021, per il funzionamento delle scuole “che operano in contesti socio-economici svantaggiati”.

Per il rinnovo dei contratti dei dipendenti statali, quindi anche docenti e Ata, con la manovra arrivano altri 225 milioni nel 2020 e 1,4 miliardi nel 2021. La bozza di legge di bilancio porta infatti da 1,425 miliardi a 1,65 miliardi i fondi stanziati per il 2020 e da 1,775 miliardi a 3,175 miliardi i fondi per il 2021 destinati ai contratti della pubblica amministrazione. Fondi che, scrive oggi Orizzonte Scuola, non saranno sufficienti per aumenti a tre cifre come promessi dal Ministro. Saranno anche stanziati 5 milioni di euro annui per la creazione di nuove posizioni organizzative del personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

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C’è, infine, lo sgravio per l’acquisto di quotidiani e periodici: “A decorrere dall’anno 2020, alle scuole pubbliche di ogni ordine e grado, che acquistano uno o più abbonamenti a quotidiani e periodici, anche in formato digitale, è attribuito, previa istanza diretta al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, un contributo fino all’80% della spesa sostenuta entro l’anno precedente”.

I TAGLI PROGRAMMATI

Ma nella manovra figurano pure tagli. Come quello, incomprensibile, che dal 2020 ridimensiona le risorse per attuare le supplenze a tempo determinato del personale docente nei nostri 8.200 istituti scolastici autonomi. Una decisione che cozza decisamente con il record, toccato quest’anno, di 205 mila contratti annuali e con il raddoppio dei supplenti realizzatosi nell’ultimo decennio. “Pensare di invertire la tendenza, a seguito dell’allestimento di concorsi che nella migliore delle ipotesi andranno ad assegnare 48 mila posti in tre anni, appare l’ennesima operazione all’insegna della demagogia”, dice ancora il presidente Anief.

IL COMMENTO DEL SINDACATO

Anief reputa deludenti i contenuti della Leggi di Bilancio, perché non rispondono minimamente all’impegno preso dagli esponenti della maggioranza parlamentare per il rilancio della scuola e dell’istruzione in generale delle nuove generazioni. “Il miliardo e mezzo per l’aumento degli stipendi, a fronte di due miliardi da assegnare alla scuola, annunciati in più occasioni del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – viene stanziato ma in due anni: questo significa che per il rinnovo del contratto del personale docente e Ata bisognerà attendere altri 14 mesi. Considerando i 10 mesi già passati dalla scadenza del vecchio Ccnl, terminato il 31 dicembre 2018, significa che si arriverà al rinnovo non prima di due anni e mezzo da quella data. Francamente, per il Paese d’Unione europea che paga meno di tutti i suoi insegnanti e il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, sotto di 9 mila euro rispetto alla media Ue, con aumenti risibili che non riescono ad abbattere l’inflazione, con oltre mille euro di potere d’acquisto perso solo negli ultimi sette anni, si tratta dell’ennesimo affronto alla categoria e al prezioso lavoro che ogni giorno garantisce nelle nostre scuole”.

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“Ci aspettavamo anche risorse importanti per cancellare le classi pollaio e per allargare il tempo pieno al Sud – continua Pacifico – utili a garantire una didattica di qualità e più tempo-scuola: due variabili fondamentali per contrastare gli abbandoni scolastici, ancora troppo alti, con alcuni territori, soprattutto della Sicilia, dove a lasciare gli studi prematuramente è addirittura quasi la metà degli studenti. Il potenziamento delle ore scolastiche e degli organici del personale rimane imprescindibile anche per l’integrazione degli studenti migranti, oltre che per un maggiore collegamento con gli enti locali e il mondo del lavoro, indispensabile anche per fare decollare le esperienze di alternanza scuola lavoro di cui tanto si parla, ma che rimangono decisamente di basso livello”.

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