Docenti assunti lontano da casa: mille euro di viaggio per tornare in Sicilia da Roma a Natale0

Nel frattempo, il sindacato Anief invita i parlamentari in occasione dello sciopero e del sit-in del 12 novembre ad approvare nel Decreto Scuola n. 126/2019 due emendamenti che introducono una nuova mobilità straordinaria su tutti posti vacanti e disponibili e riducono a tre anni il blocco nei trasferimenti.

La storia

Non sembra avere fine l’enorme disagio, professionale e di vita, cui sono costretti migliaia di docenti immessi in ruolo negli ultimi anni a centinaia di chilometri da casa. Alla lontananza dalla famiglia, alle spese di affitto, al maggior costo della vita, ora si aggiungono le spese per raggiungere la propria terra durante le vacanze, mentre gli stipendi rimangono lontani dal costo della vita dopo una vita da precario sempre con lo stesso cedolino, in barba alla Costituzione e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Dopo l’ingiustizia, adesso è arrivata l’umiliazione: i costi salatissimi per tornare a casa e ritornare a scuola in occasione del prossimo periodo natalizio soprattutto per raggiungere la Sicilia, visto che il costo dei biglietti aerei è aumentato a prezzi stratosferici. I docenti interessati che non hanno ancora prenotato hanno avuto una “triste sorpresa – scrive Orizzonte Scuola -: il costo dei voli è lievitato vertiginosamente. Alla base ci sarebbe la soppressione delle tratte da Catania e da Palermo per Roma di una compagnia che ha poi, di conseguenza, fatto alzare il prezzo di altre compagnie.

La denuncia delle istituzioni

Come riporta Live Sicilia, l’assessore al bilancio e vice-presidente della Regione, Gaetano Armao, ha denunciato il problema sui social: “A Natale molti siciliani costretti a vivere fuori dovranno pagare scandalose tariffe, ad oltre 500 euro a tratta. Intervenga subito l’Enac che dovrebbe vigilare”. “Dopo l’abbandono da parte della compagnia Vueling delle tratte Palermo-Roma e Catania-Roma, il quadro dei collegamenti aerei fra la Sicilia e il resto d’Italia assume ormai i caratteri di conclamata emergenza”, ha spiegato Marco Falcone, assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità, con “tariffe insostenibili e frequenti disagi per i passeggeri”.

Sulla questione dei docenti assunti con legge 107/2015 è da poco intervenuto il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, il quale ha spiegato che rispetterà le percentuali concordate tra Miur e sindacati per il contratto vigente sulla mobilità 2019/22.“Per quanto riguarda l’avvicinamento a casa dei docenti assunti con la legge 107, avete proposto per la mobilità interprovinciale una quota maggiore. Si tratta di materia di contrattazione con i sindacati che ha valore triennale”, ha detto il ministro.

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L’algoritmo sconosciuto nei trasferimenti

Vale la pena ricordare che l’adesione al piano di immissioni in ruolo, previsto dall’articolo 1, comma 98, lettera C della Legge 107/15, regolata dall’O.M. 241/2016, prevedeva – attraverso un “algoritmo impazzito” – la collocazione degli aspiranti docenti in ambiti territoriali non richiesti attraverso un sistema automatizzato di ricerca dei posti vacanti, dalle modalità mai rivelate, ma sicuramente inique. “Il Collegio – si legge nella sentenza n. 10963 del 2019 prodotta dalla Camera di Consiglio del 10 settembre scorso – è del parere che le procedure informatiche, finanche ove pervengano al loro maggior grado di precisione e addirittura alla perfezione, non possano mai soppiantare, sostituendola davvero appieno, l’attività cognitiva, acquisitiva e di giudizio che solo un’istruttoria affidata ad un funzionario persona fisica è in grado di svolgere”.

Due anni prima, nel 2017, una perizia tecnica ha definito “confuso, lacunoso, ampolloso, ridondante, elaborato in due linguaggi di programmazione differenti, di cui uno risalente alla preistoria dell’informatica, costruito su dati di input gestiti in maniera sbagliata”. Pochi mesi fa, nel corso di un’intervista alla rivista nazionale “Panorama” l’allora ministro dell’Istruzione Marco Bussetti parlando dell’algoritmo impazzito disse: “Sa quanto ho impiegato a capire che non funzionava?…. Dieci secondi”. Subito dopo, sono giunti i pronunciamenti giudiziari sulla richiesta di annullamento dei provvedimenti conclusivi di quella procedura di mobilità nazionale straordinaria, come quelle del Tar Lazio n. 05139/2019 e n. 9224/2018. Diversi sono stati vinti dall’avv. Michele Ursini (foro di Bari) e dagli avv. Fabio Ganci e Walter Miceli (foro di Palermo) della rete dei legali dell’Anief.

L’indifferenza di Miur e sindacati firmatari di contratto

Sebbene quest’anno vi sia stato un alto numero di posti vacanti e disponibili, con oltre 200 mila supplenze annuali, al Miur non si è voluti andare oltre a quote allargate sui trasferimenti fuori provincia dei docenti, introdotte con il contratto sottoscritto a dicembre sulla mobilità del personale, per colpa proprio delle quote concordate con i sindacati firmatari di contratto: per l’anno scolastico 2019/20 sono stati infatti previsti il 40 % di trasferimenti interprovinciali e il 10% di passaggi di ruolo; per il 2020/21, il 30% di trasferimenti interprovinciali e il 20% di passaggi; per il 2021/22, il 25% di trasferimenti interprovinciali e il 25% di passaggi. L’introduzione di quelle percentuali risibili sui trasferimenti ha portato il M5S, attraverso il primo firmatario Marilotti, ad avviare un’interrogazione all’allora ministro dell’Istruzione.

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La proposta dell’Anief e il commento del suo presidente

L’Anief anche per risolvere tale problema ha deciso di scendere in piazza il 12 novembre con un apposito punto della piattaforma sindacale che ha sviluppato in due proposte emendative al decreto legge n. 126/2019 in corso di esame della VII e XI Commissione della Camera dei Deputati, che introducano una mobilità straordinaria su tutti i posti vacanti e una ordinaria con vincoli ridotti ai trasferimenti.

Per Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è arrivato il momento di favorire il rientro dei docenti ingabbiati, di cancellare il recente vincolo quinquennale introdotto nei trasferimenti e di programmare degli incentivi, agevolazioni, indennità per attrarre e risarcire i lavoratori provenienti dalle altre regioni. Soltanto così si contempera diritto al lavoro, continuità didattica e diritto alla famiglia.

Le proposte emendative al Decreto legge n. 126/2019

1.14

Al comma 14, inserire il seguente periodo: “come di seguito modificato: “All’articolo 58, comma 1, lettera m), punto 3), della legge 30 dicembre 2018, n. 145, di modifica dell’art. 13, comma 3 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, sostituire la parola “quattro” con la parola “due”.

Motivazione [riduzione da cinque a tre anni del vincolo di permanenza neo-assunti]:

la norma vuole riportare il vincolo triennale già ripreso dalla legge 128/2013, attualmente vigente, e previgente alla legge 106/2011 per contemplare il diritto al lavoro con il diritto alla famiglia. La norma non ha alcun impatto finanziario rispetto alla riduzione di spesa prevista.

1.14.1

Inserire il comma 14-bis:

“All’articolo 1, comma 108, della legge 13 luglio 2015, n. 107, sono prorogati per l’a. s. 2020/2021 i termini per la mobilità straordinaria per tutti gli ambiti territoriali a livello nazionale, per tutto il personale docente di ruolo, in deroga al vincolo triennale di permanenza nella provincia, di cui all’articolo 399, comma 3, del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, su tutti i posti vacanti e disponibili, anche in organico di fatto”.

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Motivazione [Mobilità straordinaria per tutto il personale di ruolo]:

la disposizione proroga i termini per consentire la contemplazione del diritto al lavoro con il diritto alla famiglia per tutti i posti vacanti e disponibili secondo già quanto disposto dopo l’approvazione della Buona scuola, ad invarianza finanziaria, in vista dell’attuazione del nuovo concorso straordinario e per favorire il rientro dei docenti ingabbiati per via dei contorti e poco trasparenti meccanismi di reclutamento operati.

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9 novembre 2019

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