Report accusa l’Italia per i respingimenti dei migranti

Quando la Guardia Costiera libica, la “modalità preferita” alla quale vengono delegate le operazioni di “intercettazione e respingimento” delle imbarcazioni di migranti non può intervenire, l’Italia “opta per una seconda modalità, quella dei respingimenti privatizzati”, operati attraverso “navi mercantili”. E’ quanto afferma un rapporto realizzato da Forensic Oceanography, sezione di Forensic Architecture.

In particolare, viene analizzato il caso di un gruppo di 93 migranti salpati dalla Libia all’inizio di novembre del 2018 – quando il governo italiano stava implementando la politica dei porti chiusi – tratti in salvo dalla Nivin, una nave mercantile battente bandiera panamense, che li riportò, contro la loro volontà, nel porto libico di Misurata. I migranti, afferma il rapporto, si rifiutarono di sbarcare dal mercantile, fino a quando non furono costretti “violentemente” a scendere dalla nave dalle forze di sicurezza libiche. I migranti vennero poi riportati nei centri di detenzione e furono soggetti a “forme multiple di maltrattamenti, compresa la tortura”.

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L’operazione, afferma il rapporto di Forensic Oceanography, venne “coordinata” dalla Guardia Costiera libica che era “in comunicazione” con una nave della Marina italiana ormeggiata a Tripoli. “Questa nuova strategia è stata implementata dall’Italia, in collaborazione con la Guardia Costiera libica, a partire dall’estate del 2018, come nuova modalità di salvataggio per delega, per mantenere il controllo dei confini e allo scopo di contenere i movimenti di migranti che dal sud del mondo cercano di raggiungere l’Europa”, si legge nel rapporto, che si basa sull’analisi dei dati disponibili e su varie testimonianze, tra le quali quelle dei migranti coinvolti.

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“Sebbene gli attori coinvolti – afferma il rapporto in riferimento alla vicenda della Nivin – possano dare l’impressione di un coordinamento tra attori statali europei e la Guardia Costiera libica, il controllo e il coordinamento rimasero costantemente nelle mani di attori europei e in particolare italiani”. Forensic Oceanography denuncia quindi che nel caso della Nivin e in altri casi documentati è stato “negato ai migranti che fuggivano dalla Libia il diritto di partire e chiedere protezione all’Italia”.

Attraverso questa pratica, prosegue il rapporto, “l’Italia ha infranto i suoi obblighi di non respingimento, uno dei fondamenti del diritto internazionale in tema di rifugiati”. Il rapporto, afferma Forensic Oceanography, è la base per il ricorso che è stato presentato alla Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite dal Global Legal Action Network, per conto di uno dei migranti fatti sbarcare “a forza” dalla Nivin quando essa approdò nel porto di Misurata.

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