Il Pd deposita alla Camera e al Senato il suo disegno di legge sulla prescrizione

“Ragionare senza totem e tabù”, per arrivare ad una sintesi che consenta di mantenere nell’ordinamento un “istituto necessario tra l’esigenza di giustizia e la durata ragionevole dei processi”. Con questo obiettivo il Pd deposita alla Camera e al Senato il suo disegno di legge sulla prescrizione, che, sottolinea il responsabile Giustizia, Walter Verini, “noi non vorremmo utilizzare. Il nostro auspicio che la sintesi venga fatta dal Guardasigilli, che non può non tener conto di tre quarti della maggioranza e di tutte le forze che all’esterno del Parlamento hanno fatto sentire la loro voce”.

L’esponente Dem riconosce che “l’esigenza” del ministro della Giustizia era quella “di arrivare comunque al primo gennaio”, perché la riforma sulla prescrizione “rappresenta un simbolo” per il Movimento 5 stelle. Ma “questa norma rischia di produrre effetti molto pesanti”. Quindi l’augurio è che “messe da parte le bandierine si possa ragionare in un clima più disteso, senza totem e senza tabù”. Fissando comunque dei paletti. Innanzi tutto, spiega Alfredo Bazoli, capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, “distinguere tra sentenze di condanna e di assoluzione”, applicando quindi la sospensione solo nel primo caso: due anni dopo il primo grado, aggiungendo sei mesi in caso di nuova istruttoria dibattimentale; un anno dopo l’Appello. “La soluzione tecnicamente migliore, per evitare che i processi già iniziati si concludano con prescrizione e che questo si trasformi in processi infiniti”.

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