“Scannasurice” in scena al teatro Biondo di Palermo

Scannasurice di Enzo Moscato con Imma Villa
in scena al Teatro Biondo di Palermo:
un classico del teatro contemporaneo che ha segnato la svolta
della nuova drammaturgia napoletana

Debutta mercoledì 8 gennaio, alle ore 21.00 nella Sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo, lo spettacolo Scannasurice di Enzo Moscato con Imma Villa, che grazie a questa interpretazione ha conseguito numerosi riconoscimenti tra cui il “Premio Le Maschere 2017” e il “Premio Mario Mieli 2018”. La regia è di Carlo Cerciello, le scene di Roberto Crea, i costumi di Daniela Ciancio, il suono di Hubert Westkemper e le luci di Cesare Accetta, mentre Paolo Coletta è autore delle musiche.
Nel 2015 Lo spettacolo è stato insignito anche del “Premio della Critica”, del “Premio Annibale Ruccello” e del “Premio PulcinellaMente”.

Repliche al Teatro Biondo fino al 12 gennaio.

Scannasurice, che nel 1982 segnò il debutto di Enzo Moscato come autore e interprete diventando ben presto un classico del teatro contemporaneo italiano, è una “misteriosofica” discesa agli inferi che attraversa la ferita della napoletanità. Così lo definisce lo stesso Moscato e così lo intende e lo restituisce il regista Carlo Cerciello in una messa in scena accurata e rigorosa prodotta da Elledieffe e dal Teatro Elicantropo.

Il titolo, letteralmente scanna topi, fa riferimento a un vecchio fondaco partenopeo nel labirinto dei Quartieri Spagnoli e, più precisamente, a quei tuguri che anticamente gli artigiani usavano bonificare dai ratti a colpi di spadone. L’azione, che si sviluppa in una di queste squallide stamberghe, racconta un terremoto metaforico – la perdita di futuro seguita al sisma del 1980 – ma anche quello esistenziale che attraversa il protagonista. Scannasurice è, infatti, anche il nome del personaggio principale, un femminiello dei Quartieri Spagnoli che “fa la vita”. Vive in una stamberga piena di cianfrusaglie e immondizia e parla con i topi, con i quali ha un rapporto di amore e odio. Senza un’identità sessuale, metafora di incompletezza e inadeguatezza, “creatura mitologica, quasi magica”, come solo i femminielli di Moscato sanno essere. In una lingua napoletana lirica e suggestiva, la creatura a metà tra l’osceno e il sublime, distilla imprecazioni esilaranti, filastrocche popolari e antiche memorie in un’affascinante alternanza di ritmi e sonorità.

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Considerato rivoluzionario nel contesto del teatro contemporaneo napoletano, Scannasurice avvia il fondamentale discorso sulla lingua che caratterizza l’opera di Enzo Moscato ed è tra i testi che hanno segnato l’inizio della nuova drammaturgia del dopo-Eduardo. Una lingua colta e allusiva, che, nelle sue originali costruzioni sintattiche e semantiche, si rende strumento evidente di una radicale frattura rispetto alla tradizione, letteraria, teatrale e scenica.

Note dell’autore

Misteriosofico-plebeo poema sulla mia discesa agli Inferi di Napoli (i bassi, gli ipogei), appena secondo, in senso cronologico tra i testi da me pensati per il teatro, eppure possedente già, “in nuce” se non di fatto, gran parte della malattia anti-tradizionale, gran parte di quell’“es-tradizione” dalle mie proprie radici, che avrei espresso pienamente dopo, in altri ed insoliti esiti drammatici. Già il titolo del lavoro (…) si attestava altrove, in un polemico rifiuto a non volermi allineare, a non cercare di nascondermi (pur’io!), all’indomani del tremendo ma, per tanti versi, già annunciato, sconquasso del terremoto dеll’80, la lucida е irrimediabile visione del massacro, dell’eccidio, lo sterminio, non tanto di persone o case, quanto di idee, emozioni, sentimenti, che tra alti e bassi, per tanti secoli, aveva costituito l’anima genuina, il “modus agendi et cogitandi” del popolo e della città di Napoli (…). Ecco, io con Sсannasuriсe (…) vedevo е percepivo le ferite, le faglie, le fratture dei nostri animi con lo stato precedente della vita e la cultura a Napoli.
Enzo Moscato

Note di regia

I femminielli di Enzo Moscato sono creature senza identità, quasi mitologiche, magiche. È per questo che ho deciso di farlo interpretare a un’attrice, naturalmente, oltre l’identità sessuale, rendendone evidenti l’ambiguità e l’eccesso. Una volta smontata la sua appariscente identità, indosserà la solitudine e la fatiscenza stessa del tugurio dove vive. Sarà cieca Cassandra, angelo scacciato dal Paradiso, sarà maga, sarà icona grottesca e disperata, ma sempre poetica. Ho scelto di tornare ad un autore anti-oleografico per eccellenza come Moscato, nell’intento di allontanarmi dalla malsana oleografia di ritorno, che, nuovamente, appesta Napoli di retorica e luoghi comuni, in una città che ha smarrito la memoria stessa della sua vita culturale, seppellita dalla banalità e dal conformismo. Il terremoto etico, sociale, politico della seconda metà del 900, mi vede, oggi, sopravvissuto, confuso e smarrito, aggirarmi tra le macerie di ideologie, emozioni e sentimenti, proprio come, da napoletano, vissi il terremoto dell’80.
Carlo Cerciello

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Scannasurice
di Enzo Moscato
regia Carlo Cerciello
con Imma Villa
scene Roberto Crea
costumi Daniela Ciancio
suono Hubert Westkemper
musiche originali Paolo Coletta
disegno luci Cesare Accetta
produzione Elledieffe, Teatro Elicantropo

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