Guerini: “Possibile rimodulare missione in Libia”

“Laddove il processo di pacificazione avesse uno sviluppo positivo” e si aprisse la strada a un “intervento internazionale” ci “sarebbe margine per una possibile rimodulazione dell’intervento nazionale”. Lo ha detto il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, in audizione nelle Commissioni Difesa di Senato e Camera in seduta congiunta, sulla situazione dei contingenti militari italiani impegnati in missioni internazionali in Medio Oriente, parlando della presenza dei nostri militari in Libia.

“Confermare – dice ancora il ministro in vista del decreto missioni 2020 – la presenza dei nostri militari nei teatri operativi di Libia, Iraq, Afghanistan, Libano”. L’obiettivo, ha detto Guerini, è “tutelare gli interessi nazionali”, rispondere agli “obblighi internazionali” e a “specifiche richieste di assistenza”.

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“Intendiamo incrementare la nostra presenza in Sahel” ma anche in regioni quali lo “stretto di Hormuz”, ha continuato Guerini, che ha quindi parlato della presenza dei nostri militari in Libia. “Laddove il processo di pacificazione avesse uno sviluppo positivo” e si aprisse la strada a un “intervento internazionale”, ha detto, ci “sarebbe margine per una possibile rimodulazione dell’intervento nazionale”. “Non ci sono minacce dirette al nostro contingente in loco”, ha quindi sottolineato. Guerini, parlando della situazione in Libia, ha ricordato che “la tenuta a tempo indeterminato del ‘cessate il fuoco’ rimane l’obiettivo primario per lo sviluppo di un dialogo politico intra-libico che conduca finalmente alla cessazione definitiva delle ostilità, alla risoluzione della crisi umanitaria in atto e alla ripresa del Paese”. “In questo senso – ha osservato Guerini – la notizia della partecipazione del generale Haftar alla Conferenza di Berlino ha sicuramente un valore positivo”.

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Per quanto riguarda l’Iraq, “ho proposto una riunione a livello politico dei paesi membri della coalizione per fare il punto della missione e sui prossimi passi ribadendo che lo scopo della missione è la lotta a Daesh”. Guerini ha proposto infatti la convocazione di una “riunione straordinaria” a livello politico dei “ministri della Difesa dei paesi membri della coalizione, perlomeno di quelli più direttamente impegnati, per fare il punto della missione ribandendo lo scopo finale della stessa, ovvero il contrasto di Daesh in tutte le sue forme”.

“Anche al ministro della Difesa iracheno, il generale Al Sammari, che ho incontrato lo scorso dicembre nell’ambito della mia visita in teatro operativo e che ho contattato telefonicamente in seguito all’attacco iraniano – ha sottolineato Guerini – ho ribadito che la priorità nazionale rimane la lotta al terrorismo”.

“Ho avviato – ha aggiunto -, nell’immediatezza degli eventi, una serie di colloqui con i miei omologhi di Usa, Germania e Iraq e sono in procinto di proseguire tali interlocuzioni con gli altri partner di rilievo, nello specifico: Canada, Francia e Regno Unito nonché di recarmi a brevissimo in Afghanistan e in Iraq per ulteriori contatti con le autorità locali e per verificare direttamente con i comandi militari le condizioni di impiego dei nostri contingenti, a fronte dell’evoluzione in atto del quadro di situazione”, ha detto Guerini parlando della situazione dei contingenti in Iraq dopo l’attacco iraniano alla base Usa.

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