Sciopero, l’Aran pretende un limite d’ore annuo per ogni classe. Anief: non se ne parla

Sciopero, l’Aran pretende un limite d’ore annuo per ogni classe. Anief: non se ne parla

Si fa sempre più buio sulla nuova regolamentazione dei servizi minimi essenziali da garantire nel nuovo comparto Istruzione e Ricerca durante gli scioperi: a distanza di un mese dall’ultimo incontro, i sindacati sono tornati a confrontarsi e hanno trovato sul tavolo una nuova bozza di pre-intesa praticamene irricevibile. L’amministrazione pubblica, infatti, vorrebbe predefinire un determinato numero di ore e giorni di sciopero l’anno, da computare però non sul singolo lavoratore, ma su ogni singola classe: il problema è che una volta superata quella soglia, tale divieto scatterebbe per tutti i docenti che insegnano in quella classe, anche per quelli che non hanno mai aderito allo sciopero. Poi, rimangono in piedi diverse altre novità “a perdere”.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, l’idea proposta non può nemmeno essere presa in considerazione: “Come si fa a proporre un definito numero di ore di sciopero svolto all’interno della singola classe, da trasformare in giorni, con un tetto oltre il quale nessun lavoratore di quella classe potrebbe più aderire ad azioni di sciopero, neanche se non l’ha mai fatto nel corso dell’anno? In questo modo, in un colpo solo si comprime il diritto individuale a dare l’assenso ad azioni di sciopero che si ritengono corrette, e si lede anche il diritto dei sindacati a indire azioni di sciopero nell’intero anno, così violando non solo la Costituzione italiana, ma anche la normativa UE sui diritti sindacali”.

Sono diverse le novità che la pubblica amministrazione vorrebbe imporre sulla regolamentazione dei servizi minimi in occasione dello sciopero nel comparto Istruzione e Ricerca: novità che nessun sindacato potrà mai accettare.

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LE NOVITÀ INACCETTABILI

Fa scalpore la richiesta proposta presso l’Aran di ridefinire il concetto di servizi minimi essenziali da garantire in caso di sciopero andando a porre dei limiti numerici legati al gruppo-classe in cui si insegna. Non si comprendono neanche le basi logiche della richiesta di introdurre anche per il personale docente l’onere di vigilanza agli alunni per tutto il tempo scuola (quindi non più solo durante il servizio di refezione), da garantire sempre in caso di sciopero. Una funzione, quella della mera vigilanza, peraltro, del tutto inesistente nel contratto collettivo nazionale di lavoro dei docenti. Permane anche la volontà di volere privare le Rsu interne agli istituti della possibilità di partecipare agli accordi per regolamentare, per la singola scuola, il numero dei lavoratori interessati e i criteri di individuazione degli stessi per garantire i servizi minimi essenziali in caso di sciopero (il “protocollo d’intesa” riguarderebbe, oltre il capo d’Istituto, le sole organizzazioni rappresentative). Inaccettabile appare la pretesa di non voler chiarire che il dipendente non può mai essere obbligato ad anticipare la propria intenzione sullo sciopero, per non parlare dell’ulteriore novità, anche questa poco comprensibile, di comunicare alle famiglie, tramite il dirigente scolastico, le percentuali di rappresentatività alle elezioni RSU del sindacato promotore dell’azione di sciopero e i numero relativi alle adesioni ai passati scioperi degli ultimi 2 anni scolastici.

IL NO DELL’ANIEF

La delegazione Anief – composta dal presidente nazionale Marcello Pacifico e dai delegati Chiara Cozzetto, Stefano Cavallini e Stefania La Mantia – ha espresso il suo fermo diniego dinanzi a questo genere di prospettive presentate dall’amministrazione, evidenziando come la validità dell’anno scolastico e la necessità di tutelare il diritto all’istruzione degli alunni non è mai stata neanche intaccata dall’esercizio del diritto allo sciopero dei lavoratori svolto secondo le regole tutt’ora vigenti, sin da quando esiste la nostra Repubblica. “Non si capisce per quale motivo – ha incalzato il presidente Pacifico – una problematica inesistente, visto che il diritto allo studio non è mai stato messo in crisi dall’esercizio dello sciopero dei lavoratori, dovrebbe adesso modificare in modo così rilevante e restrittivo le prerogative di protesta del singolo dipendente e dei sindacati che lo rappresentano”.

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IL PROSSIMO INCONTRO FRA TRE SETTIMANE

Le parti si rivedranno nella prima decade di febbraio, con l’esito delle trattative che dovrebbe concludersi al massimo entro il mese successivo. Tuttavia, per Anief, con questi presupposti non si può attuare alcun accordo. Semplicemente perché andare a inasprire e non confermare la regolamentazione attuale non ha senso e questa prevede già un limite sugli scioperi per ogni singolo lavoratore, anche per quelli cosiddetti “brevi”: è previsto, infatti, che non possano superare per le attività di insegnamento e per le attività connesse con il funzionamento della scuola nel corso di ciascun anno scolastico il limite di 40 ore individuali, equivalenti a 8 giorni per anno scolastico, nelle scuole infanzia e primaria e di 60 ore annue individuali, cioè 12 giorni, negli altri ordini e gradi di istruzione.

“A noi questo sembra già sufficiente – ha concluso il leader del sindacato autonomo – per salvaguardare un corretto bilanciamento tra diritto all’istruzione e diritti dei lavoratori e dei sindacati a manifestare liberamente attraverso l’astensione dal lavoro. Lo abbiamo evidenziato con fermezza all’amministrazione e ora attendiamo una modifica della bozza presentata”.

LE SENTENZE PASSATE

Anief ricorda che già in passato abbiamo assistito a dei tentativi di incardinare la massima protesta di un dipendente. Sistematicamente, però, proprio perché viviamo in uno Stato democratico, l’esito è andato a vuoto. Anche quando si è arrivati a discuterne nelle aule di giustizia: vale per tutti, la sentenza n. 711 della Corte di Cassazione del 30 gennaio del 1980, secondo la quale è insito nello sciopero che sia legittimo il “danno alla produzione, che è la perdita economica sopportata dal datore di lavoro durante lo sciopero”. In quell’occasione, i giudici reputarono lecito lo “sciopero a singhiozzo” e ciò “a prescindere dall’entità del danno arrecato alla produzione dell’impresa” e “purché non violi posizioni soggettive quali il diritto alla vita, alla incolumità personale, alla stessa produttività degli impianti”.

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Il servizio scolastico non rientra in tali contesti e anche se si volesse opinare che la scuola è comunque un servizio pubblico e va tutelata l’utenza, Anief ritiene che non è certo il diritto di sciopero dei lavoratori che può andare a intaccare l’inalienabile diritto degli alunni a ricevere un’istruzione continua, efficace ed efficiente e, anzi, lo sciopero nel mondo della scuola è sempre motivato dall’esigenza di rivendicare diritti e prerogative dei lavoratori evidentemente negati e che, se riconosciuti, altro non farebbero che migliorare l’intero sistema “Istruzione”.

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