Bisogna assicurare protezione e riparo ai nuovi sfollati in Siria

Ginevra, 11 febbraio 2020

Bisogna assicurare protezione e riparo ai nuovi sfollati in Siria

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime profonda preoccupazione in relazione alla sicurezza e al benessere dei civili nella Siria nordoccidentale. La crisi umanitaria sta assumendo contorni sempre più disperati e costringendo un numero elevatissimo di persone alla fuga. L’UNHCR, nell’ambito della risposta umanitaria delle Nazioni Unite, sta intensificando gli sforzi per assicurare assistenza a quanti ne hanno bisogno.

A partire da inizio dicembre 2019, circa 700.000 persone sono fuggite internamente o al di fuori delle aree interessate dal conflitto nei governatorati di Idlib e di Aleppo. L’urgente necessità di trovare riparo è aggravata dalle dure condizioni climatiche invernali. Molti civili sono già stati costretti alla fuga più volte e hanno dovuto abbandonare i propri beni, spesso senza poter avere accesso ad altri alloggi in cui vivere.

I campi e gli insediamenti di sfollati interni sono sovraffollati, e la disponibilità di spazi nelle abitazioni esistenti è sempre più scarsa. Numerose scuole e moschee sono sovraffollate da famiglie sfollate, e perfino trovare spazi in edifici diroccati è divenuto quasi impossibile.

L’UNHCR intende assicurare assistenza a tutte le persone che ne hanno necessità, ovunque esse si trovino e mediante tutti i canali disponibili. L’UNHCR sta fornendo i beni di prima necessità di cui vi è più urgente bisogno, quali tende e coperte, in collaborazione coi propri partner umanitari. Tuttavia, la distribuzione di tali articoli soddisferà solo una piccola parte delle esigenze complessive, dato che i recenti esodi forzati hanno reso ancor più inadeguate le capacità di risposta. È necessario assicurare con urgenza maggiori risorse e finanziamenti.

Anche i servizi per la protezione rivolti agli sfollati più vulnerabili sono stati ampliati. Tra questi si registrano quelli di consulenza psicosociale e di sostegno nelle emergenze, compresi quelli destinati a un numero elevato di bambini.

Il conflitto in Siria ha causato la crisi migratoria di più vasta portata a livello mondiale. Oltre 5,5 milioni di siriani sono rifugiati nella regione e oltre sei milioni sono sfollati internamente al proprio Paese.

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Per maggiori informazioni:

Ad Amman, Rula Amin, aminr@unhcr.org, +962 790 04 58 49
In Siria, Mysa Khalaf, khalafm@unhcr.org, +963 9933 57 860
A Ginevra, Andrej Mahecic, mahecic@unhcr.org, +41 79 642 97 09

L’UNHCR esprime apprensione per l’aggravarsi delle condizioni dei nuovi sfollati nella Repubblica Democratica del Congo

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime preoccupazione in merito all’aggravarsi della situazione nel territorio di Beni, nella Repubblica Democratica del Congo orientale, in cui, negli ultimi due mesi, le violenze hanno costretto alla fuga più di centomila civili.

Attacchi sferrati da gruppi armati a partire da dicembre dello scorso anno ai danni di diversi villaggi e città compresi nell’area tribale di Watalinga, al confine con l’Uganda, hanno costretto donne, uomini e bambini a fuggire verso la città di Nobili e il territorio circostante.

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Molti, tra questi, erano già stati costretti alla fuga e avevano fatto ritorno ai propri villaggi solo a novembre dello scorso anno, dopo essersi sottratti alle violenze scoppiate ad aprile. Continuano ad avere disperato bisogno di assistenza.

Le tensioni nelle regione hanno continuato ad aumentare in seguito al lancio di un‘operazione militare governativa avvenuto a dicembre contro le Forze democratiche alleate (Allied Democratic Forces/ADF).

I civili, compresi quelli sfollati a partire da novembre e dicembre, sono divenuti oggetto di persecuzione da parte di gruppi armati, comprese le ADF. Secondo le autorità locali, i civili uccisi nel territorio di Beni da dicembre dello scorso anno sarebbero 252.

Molti hanno confidato al personale dell’UNHCR di vivere ora nella paura, dopo aver assistito a omicidi, violenze sessuali e rapimenti, sia nelle case sia durante la fuga.

La maggior parte di quanti sono stati costretti a fuggire in seno alla più recente ondata di violenze ha ora trovato rifugio presso le comunità locali di Nobili, le quali hanno accolto le famiglie sfollate senza esitazioni, nonostante siano prive delle risorse per soddisfare perfino le proprie esigenze.

Altri hanno trovato riparo all’interno di scuole e chiese sovraffollate dislocate per la città di Nobili. L’UNHCR e i partner stanno assicurando loro alloggi di emergenza permettendo così che gli edifici scolastici possano riprendere le proprie funzioni.

Diverse altre migliaia di persone vivono in condizioni disperate in un centinaio di insediamenti informali, dove dormono in baracche fatte di rami. Sono esposte alle intemperie e devono far fronte a gravi insidie alla propria incolumità e alla tutela dei propri diritti, ivi compresa la mancanza di privacy.

La stragrande maggioranza delle persone sfollate è composta da donne e bambini che, insieme ad altri sfollati interni (internally displaced people/IDP) continuano a necessitare con urgenza di assistenza di base e protezione. Le esigenze fondamentali riguardano l’erogazione di cibo, alloggio, acqua potabile, servizi igienico-sanitari e accesso all’istruzione.

Un numero elevato di bambini sfollati non frequenta le scuole, non avendo queste la capacità di ammettere altri studenti oppure essendo chiuse e destinate all’accoglienza di IDP, andando in tal modo a generare enorme pressione su infrastrutture scolastiche già inadeguate.

La scuola di Mambale di Nobili attualmente accoglie 500 studenti sfollati, fatto che porta il numero totale a 800. I corsi ora sono erogati secondo una doppia turnazione che prevede che gli studenti frequentino la mattina oppure il pomeriggio.

Per rispondere alle esigenze degli sfollati e delle comunità che li ospitano, l’UNHCR e i partner, insieme alle autorità locali e ad altri attori umanitari, stanno ora assicurando assistenza nella città di Nobili.

La settimana scorsa l’UNHCR ha assicurato assistenza distribuendo teli di plastica per alloggi d’emergenza destinati a 3.000 famiglie sfollate. Per migliorare la protezione e la sicurezza degli sfollati, l’UNHCR sta sostenendo, inoltre, lo sviluppo di tre strutture in seno alla comunità. Contribuiranno a implementare le procedure di identificazione, prevenzione e risposta alle violazioni di diritti umani.

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L’UNHCR sta inoltre contribuendo allo svolgimento di un’attività continua di registrazione dei profili coordinata dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) col supporto tecnico dell’UNHCR. I dati hanno già permesso di adeguare l’assistenza umanitaria erogata e continueranno a permettere di migliorare la qualità di protezione, assistenza e servizi multisettoriali destinati a coloro che ne hanno necessità.

Oltre cinque milioni di persone continuano a vivere sfollate nella Repubblica Democratica del Congo, costituendo la crisi di sfollati interni di più vaste dimensioni in corso in tutto il continente africano. Il personale dell’UNHCR attualmente è operativo nelle province di Nord Kivu, Sud Kivu, Tanganyika e Ituri, dove è impegnato nella risposta alle massicce ondate migratorie in corso.

Nell’arco di quest’anno, l’UNHCR necessiterà di 150 milioni di dollari per rispondere alle esigenze di rifugiati e IDP presenti nella Repubblica Democratica del Congo, ma ad oggi ne ha raccolto solo il quattro per cento.

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Per maggiori informazioni:

A Kinshasa, Fabien Faivre, faivre@unhcr.org, +243 825 443 419
A Pretoria, Hélène Caux, caux@unhcr.org, +27 82 376 5190
A Ginevra, Shabia Mantoo, mantoo@unhcr.org, +41 79 337 76 50

Oltre quattro decenni di instabilità: necessario riaccendere la speranza per milioni di rifugiati afghani

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, rivolge un appello alla comunità internazionale affinché mantenga viva la speranza per milioni di afghani costretti alla fuga a causa di oltre quattro decenni di instabilità in Afghanistan e per le comunità che li accolgono nella regione.

Il Governo del Pakistan e l’UNHCR convocheranno la settimana prossima un incontro ministeriale a Islamabad per ricordare a tutti la sorte di milioni di rifugiati afghani, molti dei quali sono convinti che il resto del mondo possa averli ormai abbandonati. È doveroso dimostrare che si tratta di un’impressione errata.

Per più di 40 anni il popolo afghano ha continuato a fuggire da violenze, guerre, conflitti e catastrofi naturali. I Paesi limitrofi, come Pakistan e Iran, continuano a mostrare una generosità rimarchevole assicurando rifugio a milioni di donne, bambini e uomini afghani, tutti vittime di scarso riconoscimento e di sostegno internazionale calante.

L’Afghanistan, oggi, conta una popolazione di 35 milioni di persone. Quasi il 25 per cento è costituito da ex rifugiati che hanno fatto ritorno alle proprie case nell’arco degli ultimi 18 anni, mentre oltre un milione sono sfollati interni.

Circa 4,6 milioni di afghani, compresi 2,7 milioni di rifugiati registrati, vivono ancora al di fuori dei confini nazionali. Circa il 90 per cento di questi è accolto da Pakistan (1,4 milioni) e Iran (1 milione).

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In quella che si può definire una tendenza impressionante, gli afghani rappresentano il gruppo di richiedenti asilo di più vaste dimensioni attualmente in arrivo in Europa.

In tale scenario di bisogno ininterrotto, il sostegno internazionale alla causa dei rifugiati afghani è andato riducendosi. Negli anni, l’UNHCR ha registrato un calo del livello dei fondi destinati alle proprie operazioni in Afghanistan, Pakistan e Iran, tutte già sottofinanziate, rendendo difficile investire nella vita di queste persone e continuare a supportare le comunità di accoglienza locali coinvolte.

Più di un milione di rifugiati afghani che vivono in Pakistan e in Iran è costituito da bambini di età inferiore ai 14 anni, mentre quasi i tre quarti del totale sono giovani al di sotto dei 25 anni.

Il sottofinanziamento condiziona gravemente gli sforzi volti a garantire l’istruzione e lo sviluppo delle capacità dei giovani afghani in esilio, i quali ricopriranno il ruolo di attori principali nel processo di ricostruzione delle proprie comunità una volta fatto ritorno. Un fallimento in tal senso comporterebbe il rischio enorme di ritrovarsi un’intera generazione di giovani priva di istruzione in una regione incline alla radicalizzazione.

La conferenza internazionale, che si terrà il 17 e il 18 febbraio, intende evidenziare la generosità, l’ospitalità e la compassione mostrate da Pakistan, Iran e altri Paesi nell’accogliere una delle popolazioni rifugiate di più vaste dimensioni e da più tempo in tali condizioni a livello mondiale.

Essa rappresenta, inoltre, un’opportunità di mostrare solidarietà e condivisione di responsabilità su scala internazionale, entrambe necessarie per allentare la pressione sui Paesi di accoglienza attualmente gravati da oneri considerevoli e di creare le condizioni richieste per un ritorno e un’integrazione sostenibili dei rifugiati afghani nella propria terra.

Gli sforzi ininterrotti volti a conseguire un accordo per la pace in Afghanistan hanno riacceso la speranza tra i rifugiati afghani rispetto alla possibilità di fare ritorno. La conferenza costituirà un importante precursore delle soluzioni da perseguire.

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Per maggiori informazioni:

A Islamabad, Babar Baloch, baloch@unhcr.org, +41 79 513 9549
A Islamabad, Qaiser Khan Afridi, afridiq@unhcr.org, +92 (0) 300 501 8696
A Kabul, Mohammad Nader Farhad, farhadm@unhcr.org, +93 791 99 00 18
A Teheran, Farha Bhoyroo, bhoyroo@unhcr.org, +98 912 132 7183
A Bangkok, Kasita Rochanakorn, rochanak@unhcr.org, +66 646 168 325

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