Emergenza Coronavirus, News 20.03.2020

Notizia in aggiornamento

Coronavirus, l’aggiornamento. 5.968 i casi positivi in Emilia-Romagna, 754 in più rispetto a ieri. 2.491 sono i casi lievi in isolamento a domicilio

Salgono a 239 le guarigioni, 62 in più rispetto a ieri. I pazienti in terapia intensiva sono 267 (+7). Crescono purtroppo anche i decessi, che arrivano a 640: 109 in più rispetto a ieri, in parte relativi ai giorni scorsi trattandosi di persone per le quali si attendeva l’esito del tampone Covid-19. Arrivate ulteriori 315 mila mascherine e in distribuzione 22mila per ogni ambito provinciale

Bologna – In Emilia-Romagna sono complessivamente 5.968 i casi di positività al Coronavirus, 754 in più rispetto all’aggiornamento di ieri.

Passano però da 18.344 a 20.753 i campioni refertati, 2.409 test in più effettuati rispetto a ieri. Si tratta di dati accertati alle ore 12, sulla base delle richieste istituzionali.

Complessivamente, sono 2.491 le persone in isolamento a casa perché con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o prive di sintomi (295 in più rispetto a ieri); quelle ricoverate in terapia intensiva sono invece 267 (7 in più rispetto a ieri). E salgono a 239 (62 in più rispetto alle 177 di ieri) le guarigioni, 219 delle quali riguardano persone “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione e 20 dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Purtroppo, però, crescono anche i decessi, passati da 531 a 640: 109, quindi, quelli nuovi, di cui 36 donne e 73 uomini. Ma soprattutto per le province di Parma e Reggio Emilia, una parte dei decessi è relativa ai giorni scorsi, persone per le quali si attendeva l’esito del test tampone Covid-19. Per la maggior parte delle persone decedute sono in corso approfondimenti per verificare se fossero presenti patologie pregresse, anche plurime. I nuovi decessi riguardano 27 residenti nella provincia di Piacenza, 39 in quella di Parma, 19 in quella di Reggio Emilia, 11 in quella di Modena, 8in quella di Bologna (di cui 2 del territorio imolese),3 a Forlì, 1 a Rimini e 1 a Ferrara.

In dettaglio, questi sul territorio i casi di positività, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: Piacenza 1.575 (147 in più rispetto a ieri), Parma 979(110in più), Rimini 757 (66 in più), Modena 767 (104 in più), Reggio Emilia 773 (165 in più), Bologna 552(di cui 144 a Imola e 408 a Bologna; complessivamente 87 in più, di cui 20 a Imola e 67 a Bologna), Ravenna 213 (28 in più), Forlì-Cesena 250 (di cui 118 a Forlì, 6 in più rispetto a ieri, e 132 a Cesena, 17 in più rispetto a ieri), Ferrara 102(24 in più rispetto a ieri).

3.124 posti letto aggiuntivi già allestiti, 101 in più di ieri: 2.707 ordinari e 417 di terapia intensiva

Prosegue anche oggi a ritmo serrato il lavoro della rete ospedaliera dell’intero territorio per attuare il piano di rafforzamento regionale. In tutta l’Emilia-Romagna, tra ieri e oggi, sono stati infatti allestiti ulteriori 101 posti letto per i pazienti colpiti da Coronavirus, che complessivamente passano da 3.023 a 3.124, tra ordinari (2.707) e di terapia intensiva (417).

Nello specifico: 586 posti letto aggiuntivi a Piacenza (di cui 40 per terapia intensiva), 742 a Parma (57 terapia intensiva), 531 a Reggio (48 terapia intensiva), 284 a Modena (76 terapia intensiva), 482 nell’area metropolitana di Bologna e Imola (104 terapia intensiva), 58 a Ferrara (22 terapia intensiva), 441 in Romagna (in particolare: 201 Rimini, di cui 27 per terapia intensiva; 82 Ravenna, di cui 12 per terapia intensiva; 55 Forlì, di cui 8 per terapia intensiva; 82 Cesena, di cui 17 per terapia intensiva, 12 Lugo, di cui 6 per terapia intensiva; 9 a Faenza).

Per quanto riguarda gli ospedali Covid si segnala su Parma l’attivazione da parte dell’ospedale Piccole Figlie e della casa di cura Val Parma Hospital di 15 posti letto Covid ciascuno, estendibili. Sempre in provincia di Parma è prevista la prossima attivazione di 20 posti letto da parte della casa di cura Città di Parma.

Sul resto del territorio regionale restano confermate a Piacenza la Casa di Cura Sant’Antonino e il San Giacomo per complessivi 120 posti letto, l’Ospedale di Comunità di Bobbio, Castel San Giovanni e Fiorenzuola; a Parma il padiglione Barbieri e il padiglione 26 dell’ospedale Maggiore (hub), Fidenza e Borgo Taro; a Reggio Emilia, a supportare l’hub Arcispedale Santa Maria Nuova in città, oltre a Guastalla si è aggiunto Scandiano; a Modena opera come hub il Policlinico (Baggiovara dà supporto sia per l’area intensiva che per i pazienti in fase acuta) e sono pronti Carpi (dove è già attiva per pazienti Covid la Terapia Intensiva), Mirandola e Sassuolo; a Bologna, nell’hub del Sant’Orsola, è entrato in funzione il padiglione Covid, il 25, oltre al Bellaria, già Covid hospital che funzionerà come tale anche per l’imolese; a Ferrara, in caso di necessità l’hub del Sant’Anna sarà supportato come Covid dall’ospedale del Delta.
Infine, per la Romagna, agli hub di Rimini, Ravenna, Forlì-Cesena verranno affiancati come Covid hospital gli ospedali di Lugo e di Riccione.

L’attività dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile

Volontariato

Continua ad aumentare il numero dei volontari di protezione civile impiegati nelle attività di gestione dell’emergenza: nella giornata di ieri sono stati 379 quelli attivi in Emilia-Romagna, il numero più alto dal 23 febbraio; 2.364 le giornate complessive (il dato non considera le attivazioni nazionali di soggetti come ANPAS, CRI, ANA, ecc.).

Il numero più consistente (103 volontari di ANPAS e CRI regionale) opera a supporto del lavoro sulle ambulanze; a disinfettare e sanificare le ambulanze stanno, inoltre, operando 14 volontari di Piacenza e 12 di Parma; prosegue anche l’attività dei volontari ferraresi per il trasporto di campioni sanitari.

Quanto alle attività di assistenza alla popolazione – a supporto dei Comuni, per consegnare la spesa e farmaci alle categorie più fragili – i numeri di volontari più cospicui si riscontrano a Parma (45), Rimini (43), Ferrara e Modena (38), Forlì-Cesena 24.

Altri volontari sono impiegati in attività di logistica presso i magazzini regionali e di segreteria nei punti triage allestiti presso le strutture ospedaliere.

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Ultimi interventi

È stato fornito un modulo abitativo, nell’ambito dell’allestimento dell’ospedale da campo di Piacenza, con funzione di carraia (controllo accessi); il modulo è dotato di climatizzatore e impianto elettrico (i bagni richiesti in un primo momento sono stati reperiti tra le risorse dell’esercito).

E’ stato anche effettuato il sopralluogo a San Polo di Podenzano (PC) per dare l’avvio all’operatività della struttura; il volontariato sta eseguendo ulteriori lavori sulle tende già installate (rimozione delle foglie cadute, pulizie, protezione alle entrate di una tenda magazzino, ecc.).

A Meldola (FC), da lunedì è in funzione il punto triage davanti all’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST); volontari del coordinamento di Forlì-Cesena, con la supervisione dei tecnici del Servizio Area Romagna, hanno allestito nel parcheggio adiacente all’Istituto una tenda pneumatica 4 archi e due gazebo, destinati al triage infermieristico: si tratta di un vero check point sanitario, presso il quale tutti gli utenti vengono visitati prima di accedere all’Istituto.

Dispositivi di protezione individuale

Dal Dipartimento nazionale di protezione civile sono pervenute 284.000 mascherine Montrasio, 19.050 mascherine ffp3, 1.800 mascherine ffp2, 379.000 guanti sterili.

Altre 10.000 mascherine chirurgiche sono in arrivo dall’Agenzia di protezione civile del Lazio, nell’ambito dei rapporti di solidarietà fra le Regioni.

In distribuzione, oggi, 22.000 mascherine Montrasio per ogni ambito provinciale.

Punti triage

Confermati i 31 punti-triage (tende e containers), 10 davanti alle carceri (a Modena è stata smontata parte delle installazioni servite fino a ieri) e 21 davanti agli ospedali:

3 in provincia di PC (Piacenza città, Fiorenzuola d’Arda e Castel San Giovanni);
3 in provincia di PR (Parma città, Vaio di Fidenza e Borgotaro);
3 in provincia di RE (Reggio Emilia città, Montecchio e Guastalla);
5 in provincia di MO (Sassuolo, Vignola, Mirandola, Pavullo e Modena città, davanti alla sede del 118);
3 nella città metropolitana di BO (nel capoluogo davanti agli ospedali Sant’Orsola e Maggiore, e a Imola);
2 in provincia di FE (Argenta e Cento);
1 in provincia di FC (Meldola);
1 nella Repubblica di San Marino.

Donazioni

I versamenti vanno effettuati sul seguente Iban: IT69G0200802435000104428964

Causale: Insieme si può l’Emilia-Romagna contro il Coronavirus./PF

Trasporti, Federconsumatori Toscana scrive alla Regione affinché si attivi con i gestori del Tpl per chiedere rimborsi ai cittadini per gli abbonamenti del mese di marzo: “Con l’emergenza coronavirus lavoratori e studenti in forzata permanente domiciliare, senza poter beneficiare dei titoli di viaggio”

Firenze, 20-3-2020 – “Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo 2020 ha, tra le altre cose, limitato gli spostamenti in generale ed in particolare quelli effettuati con i mezzi pubblici, sebbene il servizio sia effettivamente ancora attivo”: è l’incipit della lettera che Federconsumatori Toscana (col presidente Massimo Falorni) ha inviato all’assessore regionale ai trasporti Vincenzo Ceccarelli. Prosegue la lettera: “La situazione emergenziale venutasi a creare ha portato molti utenti a non spostarsi dal proprio domicilio, non potendo in tal modo usufruire del servizio e degli abbonamenti mensili del Tpl nello specifico del mese di marzo 2020, già saldati prima del Decreto sopra citato.

Ad oggi le uniche disposizioni del Governo sul punto permettono il rimborso a chi risulta essere in ‘permanenza domiciliare’: sebbene al momento la maggior parte dei cittadini si trovi in tale situazione, il rimborso è previsto per chi ha un contratto di lavoro e dimostra di essere stato collocato in smart working o in ferie forzate.

Ciò comporta una perdita in termini economici non solo per i lavoratori che non si recano fisicamente presso la sede lavorativa, ma anche per gli studenti che a causa della chiusura degli istituti scolastici non hanno usufruito del titolo di viaggio e che, sicuramente almeno fino al 3 aprile 2020, non ne potranno in ogni caso beneficiare.

Alla luce di quanto sopra esposto, con la presente la Federconsumatori Toscana intende richiedere la predisposizione di idonei strumenti di ristoro per le famiglie, anche e soprattutto in considerazione del fatto che non potendo godere dei servizi offerti nel mese di marzo 2020 a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19 e, considerando le disposizioni predisposte sul punto dal Governo, decade a tutti gli effetti così il contratto di trasporto nel periodo di forzata permanenza domiciliare”.

Commercio, a Firenze proclamato sciopero domenica 22 marzo e nelle ore eccedenti la fascia 8-19. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil: “Inaccettabile continuare a privilegiare il profitto alla responsabilità”

20-3-2020- Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Firenze, preso atto della proclamazione (a opera delle segreterie regionali delle tre sigle) dello stato di agitazione di tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici che operano in ogni realtà commerciale presente in Toscana, ritengono irresponsabile il comportamento di quelle aziende che continuano a privilegiare il profitto al senso di responsabilità e proclamano lo sciopero di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori nei punti vendita di Firenze e provincia per tutte le ore che eccedono dalla fascia oraria 8-19 e per la giornata di domenica 22 marzo. Da tempo ormai le tre sigle chiedono di ridurre le fasce orarie di apertura al pubblico e la chiusura dei punti vendita la domenica, nel rispetto dei decreti legislativi emanati dalla Presidenza del Consiglio in merito alla difficile situazione sanitaria, al fine di porre sia i lavoratori che le lavoratrici del settore in una condizione di estrema sicurezza, anche da un punto di vista psicologico.

Videoconferenza con i segretari generali provinciali per discutere del panorama regionale nelle aziende metalmeccaniche. La situazione nelle varie fabbriche.

Firenze 20.03.2020.- Stiamo affrontando una emergenza inedita che sta mettendo a dura prova tutto il gruppo dirigente.
Abbiamo risposto all’emergenza stando al fianco dei lavoratori, supportando i delegati in ogni forma possibile, cercando di far rispettare alle aziende, anche con iniziative di mobilitazione, le norme sanitarie e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Sono stati siglati accordi sindacali o definite linee di indirizzo con molte imprese.
Sono state previste fermate produttive alla Perini e Fosber a Lucca; nei cantieri nautici in toscana hanno quasi tutti sospeso o rallentato le produzioni in questa settimana; il settore dei camper, concentrato nelle province di Siena e Firenze, a seguito di pressioni e iniziative sindacali si è fermato per riorganizzare meglio l’attività produttiva, la Whirpool a Siena è stata ferma per alcuni giorni, l’ Uno a Erre ad Arezzo è ferma a seguito di un accordo sindacale, la Kme a Lucca è ferma in questi tre giorni, Hitachi a Pistoia a seguito della proclamazione di 7 giorni di sciopero è rimasta chiusa per questa settimana e lo sciopero é stato ritirato.
Pecchioli Research a Firenze riapre il 5 aprile per permettere la sanificazione. La Magona a Piombino ha sospeso le attività aziendali non indispensabili alla produzione. Nel gruppo Nuovo Pignone ( dove in toscana vi sono gli stabilimenti a Firenze e Massa) è stata raggiunta un’intesa per declinare meglio a livello aziendale l’applicazione del protocollo di regolamentazione per il contrasto al virus siglato tra governo, parti sociali e rappresentanti dei lavoratori.
In altri luoghi di lavoro sono state attuate riduzioni di orari, come in Piaggio a Pontedera.
Tutte le aziende nel fine settimana ci risulta che sanificano gli ambienti di lavoro.
Le richieste di utilizzo di cassa integrazione stanno aumentando esponenzialmente nelle piccole imprese e siamo impegnati a definire accordi sindacali per dare la miglior tutela ai lavoratori. In molte aziende iniziano a scarseggiare i materiali ed è evidente che in conseguenza del fermo produttivo a livello internazionale di settori come l’auto e del pesante rallentamento della vendita di qualsiasi bene, presto ci troveremo di fronte a situazioni mai viste.
Non sappiamo quanto durerà questa emergenza, ma bisogna provare a gestirla per un periodo non breve, ben sapendo con non torneremo al punto in cui ci eravamo lasciati.
Tuttavia, con il passare dei giorni stanno emergendo alcuni casi di positività in qualche luogo di lavoro.
Pur nell’inedito scenario i nostri strumenti restano, oltre a richiedere la rigida applicazione del protocollo per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus nei luoghi di lavoro, contrattazione e sciopero.
Non siamo noi che facciamo le Leggi, ma faremo l’impossibile affinché nessun lavoratore subisca soprusi o ricatti riguardo la salute e sicurezza nelle imprese, precisando che la prosecuzione delle attività può avvenire solo ed esclusivamente in presenza di condizioni che assicurino i massimi livelli di protezione, salubrità e sicurezza per i lavoratori, altrimenti non si può ne si deve lavorare.
Massimo Braccini, segretario generale Fiom Cgil Toscana.
Superate le 4mila vittime in Italia per coronavirus. Sono 4.032 i morti, con un incremento rispetto a mercoledì di 627. E’ il maggior incremento dall’inizio dell’emergenza. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile. Ieri l’aumento era stato di 427.

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Sono 5.129 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 689 in più di ieri. Ieri il dato giornaliero sui guariti era di 415. Sono complessivamente 37.860 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a mercoledì di 4.670. Il numero complessivo dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha raggiunto i 47.021. Il dato è stato fornito dal commissario per l’emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile. Sono complessivamente 37.860 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a mercoledì di 4.670. Il numero complessivo dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha raggiunto i 47.021.

“A noi – prosegue Borrelli – non risultano difficoltà nelle terapie intensive. E’ evidente che ci siano attività impegnative e sostenute, che tutti i medici siano occupati e si lavori in modo sostenuto, ma a noi non risultano difficoltà. Quando gli ospedali devono alleggerirsi, fanno ricorso alla Cross e fino ad ora tutte le richieste alla Cross sono state accolte. La Cross ha sempre funzionato e ce lo dice anche la Lombardia. Quando è partita l’emergenza, avevamo 5.400 posti nelle terapie intensive, oggi siamo intorno agli 8mila e stanno ancora crescendo e stanno aumentando anche i posti in pneumatologia e nei reparti specializzati. C’è tutta un’attività di potenziamento – ha proseguito – che è stata messa in atto” dalle Regioni e dal governo. Non sapremo mai quando sarà il picco, dicono gli esperti: si parlava ragionevolmente della settimana prossima o successiva, ma non c’è un dato scientifico. Ci sono tendenze o valutazioni. Le misure finora hanno dato risultati: il numero di persone positive è frutto della circolazione del virus precedente alla stretta e ci auguriamo che con misure attuali e che saranno prese ci permetteranno di fermare l’epidemia”.

“Smentisco seccamente che il dipartimento di Protezione civile – ci ha tenuto a sottolineare Borrelli – si starebbe preparando per dichiarare le condizioni di biocontenimento su tutto il territorio nazionale da metà aprile. E’ una fake news che circola, queste false notizie vanno punite, chi le mette in rete deve essere punito: sono destituite di ogni fondamento e sono anche allarmistiche”.

Roberto Bernabei, specialista in geratria del Comitato tecnico scientifico, ha specificato che “la fine delle misure di contenimento del coronavirus estesa fino all’estate? Non lo so, tutto è possibile, ancora non lo sappiamo. Finchè non avremo una valutazione del picco della pandemia non possiamo fare questi calcoli ulteriori. Il livello di contagi al centro sud è ancora contenuto. Le misure di contenimento iniziano a funzionare, non è successo qualcosa di paragonabile a quanto accaduto al centro nord, dove invece c’era un mucchio di pazienti zero e le cose hanno continuato a esplodere”.

“Solo lo 0,8% delle vittime non aveva altre patologie – dice ancora Bernabei – mentre il 25% ne aveva una, un altro 25% due e il 48% tre. E solo il 10% aveva meno di 60 anni. Sono i risultati di uno studio dell’Iss su 355 cartelle cliniche delle prime vittime del coronavirus. “Il dato che fotografa bene la realtà – dice il membro del comitato tecnico scientifico – è che il fattore di rischio vero è quello di avere un’età geriatrica e patologie concomitanti, ipertensione, cardiopatia ischemica, diabete soprattutto, che trovano terreno fertile. E’ questo che spiega l’eccesso di mortalità”.

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Intanto il governo ha emesso una nuova ordinanza, con misure più restrittive per contenere il contagio da Coronavirus. Le nuove misure, che si sommano alle esistenti, sono valide dal 21 marzo al 25 marzo, quando scade il dpcm che aveva imposto la stretta a tutti gli spostamenti e la chiusura di bar e negozi. E’ vietato l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici, resta consentito svolgere individualmente attività motoria nei pressi della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona, non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto. Chiusi gli esercizi alimentari nelle stazioni ferroviarie e stop agli spostamenti verso le seconde case nei giorni festivi.

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A Roma rigorosi controlli su chi va a piedi. “Si raccomanda fermezza nei controlli degli spostamenti a piedi”, si legge nella disposizione di servizio decisa dal Comando generale della Polizia locale di Roma che prevede anche maggiori verifiche nei parchi. “Esiste un preciso divieto di ingresso nei parchi ed anche l’esercizio di attività motoria deve essere svolta nel rispetto del distanziamento interpersonale ed evitando aggregazione di persone”.

E anche la Pasqua si adegua: la data del 12 aprile, resterà invariata, mentre la “messa crismale”, quella di solito celebrata il Giovedì Santo mattina, potrà essere rinviata. Nella messa “in coena Domini” la lavanda dei piedi “si omette”, mentre le processioni e le altre “espressioni di pietà popolare” della Settimana Santa e del Triduo Pasquale si potranno rimandare “in altri giorni convenienti, ad es. il 14 e 15 settembre”. Sono i contenuti di un decreto “In tempo di Covid-19” emanato dal card. Robert Sarah, prefetto per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, diffuso via Twitter.

Un nuovo caso di contagio è stato registrato nella notte a Vo’ Euganeo, il primo focolaio di Coronavirus in Veneto, dopo giorni in cui il bilancio segnava zero. Dal report della Regione, i positivi nella cittadina padovana sono così 83 dall’inizio dell’epidemia. Padova – escluso Vo’ – è la provincia con più casi (943, +42 rispetto a ieri), seguita da Verona (784, +66) e Treviso (719, +49).

Ed è passato un mese da quando un uomo di 38 anni è diventato il paziente 1 affetto da coronavirus. L’uomo fu trovato positivo a Codogno (Lodi) il 20 febbraio ed è ora in via di guarigione. E’ uscito dalla terapia intensiva ma è ancora ricoverato. Anche sua moglie, incinta di otto mesi, fu trovata positiva al virus ma è guarita ed è stata dimessa. L’uomo era già stato in ospedale qualche giorno prima ma non gli era stato diagnosticato il Covid-19. Da quel giorno la vita in Lombardia è stata stravolta. All’indomani, il Comune di Codogno, come quello di Castiglione d’Adda e di Casalpusterlengo presero i primi provvedimenti: chiusura dei bar e dei ristoranti. Misure che si rivelarono timide a fronte del numero di contagi nella zona che aumentarono in numero esponenziale.

Emergenza Coronavirus. Taravella, sindaca di Campofelice di Roccella. “Introdotte ulteriori restrizioni, restare a casa migliore rimedio”

Dichiarazione di Michela Taravella, sindaca di Campofelice di Roccella (Pa)

(Campofelice di Roccella, 20/03/2020) – La nuova ordinanza del Presidente della Regione Siciliana chiarisce aspetti su cui sussistevano ancora dubbi. Sono state introdotte altre restrizioni. Ma restare a casa resta la misura migliore per frenare la diffusione del Coronavirus. Bisogna uscire solo per eseguire acquisti di prima necessità, non più di una volta al giorno ed una sola persona a famiglia.
In sintesi i nuovi obblighi da rispettare con Ordinanza n. 6 del Presidente della Regione :
1) Le uscite per gli acquisti essenziali, ad eccezione di quelle per i farmaci, vanno limitate ad una sola volta al giorno e ad un solo componente del nucleo familiare
2) E’ vietata la pratica di ogni attività motoria e sportiva all’aperto, anche in forma individuale
3) Gli spostamenti con l’animale da affezione, per le sue esigenze fisiologiche, sono consentiiti
solamente in prossimità della propria abitazione.4) E’ disposta la chiusura domenicale di tutti gli esercizi commerciali attualmente autorizzati, fatta eccezione per le farmacie di turno e le edicole. 5) Verranno disposte , con ordinanza sindacale, riduzioni dell’orario di apertura al pubblico degli esercizi commerciali, ad eccezione di quelli autorizzati alla vendita di prodotti alimentari e delle farmacie
6) Nelle rivendite di tabacchi è vietato l’uso di apparecchi da intrattenimento e per il gioco. Continuano intanto la sanificazione e la pulizia straordinaria del territorio nei punti di maggior afflusso di gente: supermercati, attività commerciali ancora aperte, farmacia, il sagrato della Chiesa e le vie principali, le vie più interne del centro urbano, domani sabato 21 marzo le aree extraurbane. Gli interventi di sanificazione, sono stati eseguiti da oltre 15 giorni e stati ripetuti periodicamente. Ancora un sentito grazie ancora a nome di tutta la comunità di Campofelice di Roccella i nostri concittadini Chen Nainiao e Selena per le 500 mascherine ad uso chirurgico che consegneremo ai dipendenti, ai volontari per garantire loro di continuare a svolgere il proprio servizio e alle persone più fragili della nostra comunità.”Per contrastare il diffondersi presso la popolazione del Coronavisrus, 43 sindaci hanno indirizzato una nota al Presidente della Regione, al Presidente di Anci Sicilia, all’Assessore regionale alla sanità ed al Dipartimento regionale Protezione Civile affinchè si facciano promotori di una campagna di screening. In particolare, le richieste riguardano l’esecuzione di tamponi orofaringei su una consistente fetta di popolazione, al fine di poter isolare possibili portatori asintomatici del virus – anche alla luce delle nuove indicazioni fornite in merito dall’OMS – e di impiegare l’esercito anche in provincia.

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