C u l t u r a

L'incontro, l'altro e la ricerca della conoscenza

Quando il linguaggio, la cultura e l'educazione diventano filosofia


E’ un libro che certamente farà discutere e parlare, questo ‘L’incontro e l’altro. Linguaggio, culture, educazione di Stefano Adami, recentemente pubblicato dalla casa editrice ETS di Pisa. Un libro che si occupa con passione di delicate questioni filosofiche, ma con linguaggio ed impostazione aperto sia al pubblico degli specialisti, che a quello dei lettori e degli amanti del settore. Libro che muove, infatti, da una bellissima citazione del Simposio di Platone, che ci dice: “Sarebbe bello, Agatone, se la conoscenza scorresse tra di noi come l’acqua che passa dalla coppa più piena alla più vuota attraverso un filo di lana” (Simposio, 175d).
La questione che tutti noi dobbiamo infatti affrontare ogni giorno è proprio questa: da dove viene la conoscenza? Come si forma? E come è possibile trasmettere la conoscenza ai nostri simili, ai nostri figli? Come scorre la conoscenza tra gli uomini?
Noi siamo quotidianamente abituati infatti a considerare i sensi ed il linguaggio come fonti naturali ed affidabili della conoscenza umana. Ma ben presto ci rendiamo conto che spesso sia il linguaggio che i nostri sensi ci trasmettono una immagine ingannevole ed incoerente delle cose, del mondo esterno, persino di noi stessi. E allora accade che, come recita la citazione in apertura del volume di Adami, da un articolo degli anni ’60 di Pier Paolo Pasolini: “Il fiume dalla storia che ci trascina tutti indistintamente (perchè comune a tutti in egual modo è l’illusione del procedere del tempo) ristagna. Allora noi cediamo all’inerzia, mettiamo da parte le armi, fisiche o ideali, ci abbandoniamo agli atti graziosi della vita. E chi ha combattuto più male, più male passa i suoi giorni di pace. Siamo fatti così, noi uomini, povere bestie”. Come scrive quindi nell’introduzione al volume Massimo Vedovelli, studioso di fama internazionale: ‘Il volume di Adami ha il grande pregio di riportarci alla complessità delle condizioni di possibilità del fenomeno, invitandoci a vederlo soprattutto nei termini delle condizioni semiotiche che lo rendono possibile e che ne determinano gli esiti. Tra queste dimensioni prevale quella linguistica, vista ora nei termini dell’ultimo Wittgenstein, quello almeno delle Ricerche filosofiche…. L’invito alla riflessione critica mette in dubbio una serie di certezze sulle quali si appoggia il superficiale richiamo all’intercultura: l’idea stessa di incontrare l’Altro, di poterlo conoscere osservandolo non può sfuggire al condizionamento profondo del linguaggio e delle lingue, delle forme che strutturano la nostra espressione e comunicazione quotidiane. Tali forme – ineliminabili - condizionano, cioè fanno assumere al rapporto la propria configurazione, e perciò trasformano l’oggetto che, tramite il logos, tramite il dialogo, si presume di poter conoscere. Il metodo stesso della ricerca, della conoscenza dell’Altro, sia essa neutra e tendenzialmente oggettiva, sia essa partecipante, è rimesso in discussione dalla esigenza di voler conoscere e dalla impossibilità di sfuggire alle forme della propria lingua. La conoscenza diventa, allora, faticoso percorso che negli usi linguistici ritrova le ragioni delle forme della propria e dell’altrui identità.
Un libro, dunque, da avere vicino nel confronto quotidiano con il mondo.